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Cpl, c’è il primo pentito Simone svela il sistema

di Francesco Dondi
Cpl, c’è il primo pentito Simone svela il sistema

«I bandi si vincevano con consulenze fittizie e subappalti decisi dai politici Società di scopo create ad hoc e quote distribuite ai facilitatori come premi»

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La solidarietà cooperativa è durata appena cinque giorni: da lunedì, giorno degli arresti, a venerdì, frangente in cui Francesco Simone ha risposto alle prime contestazioni. E lo spregiudicato manager si è dimostrato tale anche davanti al giudice, immolando sull’altare dei colpevoli tutti i vertici di Cpl, a partire dall’ ex presidente Roberto Casari, colui che gli aveva garantito un ruolo di primo piano nell’azienda di Concordia. In pochi minuti Simone ha deciso di “pentirsi”, raccontando con dovizia di particolari il “sistema corruttivo e ben collaudato”, adottato dalla cooperativa. Se dovesse essere giudicato credibile - come evidentemente appare dopo il blitz di ieri a Procida - allora per Cpl e i suoi manager sarà complicato raccontare un’altra verità e il contraccolpo, anche sugli affari ancora in corso, sarà difficile da assorbire.

Restando sul presente, però, Simone ha certificato quello che gli inquirenti avevano già intuito e scritto sulle carte dell’inchiesta. Il sistema funzionava - riferiscono le agenzie di stampa - attraverso consulenze, spesso fittizie, e subappalti a ditte segnalate dagli amministratori pubblici locali, che a loro volta affidavano gli appalti. Alcuni esempi possono già emergere dalle carte: c’è il sindaco di Ischia, Giosy Ferrandino, che diffida Cpl ad “assumere altre persone sull’isola perché per un anno hanno il dovere di assumere chi dice lui”; c’è suo fratello Massimo a cui vengono affidati incarichi di consulenza senza che abbia le competenze, come raccontano gli stessi tecnici impegnati a Ischia; ci sono i subappalti per la metanizzazione dell’agroaversano che Cpl ha affidato, come svelerà l’ingegner Lancia ai carabinieri del Noe, a una ditta diversa di ogni Comune che “fosse ben radicata e che conoscesse la realtà locale”.

Una strategia operativa che sostituisce alle vecchie mazzette in contanti forme di corruzione più complicate da dimostrare. Ma la scelta di Simone di scaricare Concordia è piuttosto chiara e davanti al giudice Amelia Primavera e ai pm John Woodcock, Giuseppina Loreto e Celeste Carrano, il manager ha tirato la prima, nuova bordata: la metanizzazione di Procida, affidata alla Cpl. Un progetto escluso dall’inchiesta di Ischia, sul quale Simone è voluto tornare di prepotenza, quasi a voler mandare un segnale: “non solo sono pronto a parlare di ciò che mi contestate, ma posso svelarvi anche molto altro”. Tant’è vero che grazie alla dovizia di particolari i magistrati hanno firmato tre avvisi di garanzia nei confronti dell’ex sindaco di Procida ed ex deputato di An Luigi Muro, di Roberto Casari e Nicola Verrini. Muro fu utilizzato - ha spiegato Simone - anche per i suoi legami con l’attuale sindaco, allo scopo di ottenere le autorizzazioni necessarie dal Comune. A lui sarebbe stata riservata una quota quantificata tra il 10 e il 20% di una società costituita ad hoc dalla Cpl. A tale proposito il manager ha rivelato che diverse volte la coop ha creato società di scopo le cui quote aumentano vertiginosamente quando l’appalto viene assegnato e soprattutto quando si sbloccano i finanziamenti pubblici. Lo stesso sistema sarebbe stato applicato, a suo dire, per retribuire Muro “o chi per lui”. Simone ha anche raccontato di aver assistito a colloqui tra Muro e Casari dove si faceva esplicito riferimento alla vicenda. Casari si sarebbe poi anche lamentato con Simone per il fatto che Muro “voleva monetizzare subito il suo guadagno” avendo manifestato l'intenzione di vendere la propria quota appena ottenuto il finanziamento.

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