Gazzetta di Modena

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PARLIAMOCI

Non di freddo morì Gesù

di Enrico Grazioli

C’è anche la Gazzetta di Modena, ci sono anch’io come suo direttore negli sterminati faldoni delle intercettazioni su cui poggia l’inchiesta che ha portato in carcere i vertici della Cpl Concordia

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C’è anche la Gazzetta di Modena, ci sono anch’io come suo direttore negli sterminati faldoni delle intercettazioni su cui poggia l’inchiesta che ha portato in carcere i vertici storici di Cpl Concordia insieme al sindaco di Ischia. In una conversazione intercettata uno dei dirigenti arrestati annuncia a un interlocutore che in quelle ore ci sarebbe stato un incontro tra il presidente Casari e il sottoscritto per parlare delle accuse che il pentito di camorra Iovine lanciava contro la coop modenese a proposito di numerosi appalti in Campania, terra dove secondo il boss in disarmo non si potevano fare affari senza passare da un clan o dall’altro (nel caso, uno suo nemico).

La Gazzetta ne aveva parlato, come altri mezzi di informazione, e a Cpl quelle ombre stonavano, volevano chiarire la loro posizione, la storia della loro presenza in quelle terre così complicate. Grazie al cielo il signor Verrini al telefono dice esattamente ciò che sarebbe successo, senza adombrare nulla nei nostri confronti, se non un po’ di risentimento “dalemiano” verso i magistrati che lasciano circolare queste informazioni e la stampa che le riporta. Diversamente, chissà... Ma lui vuole solo rassicurare, far sapere che Cpl, sentendosi immacolata, non sta con le mani in mano mentre si versa fango sul lavoro di migliaia di soci...

L’incontro avviene, siamo al giugno scorso, nella sede di Cpl, che ero anche curioso di visitare come una delle roccaforti dell’economia modenese, forte di un passato di valori come di un presente di successi e progetti per continuare la crescita, dando lavoro, costruendo benessere. Così come di conoscere di persona chi ne era da decenni non solo il padre, ma forse il papa. Casari, affabile come sa essere, mostra sbigottimento per i veleni di Iovine, disappunto per il credito che gli viene dato dalle procure, rincrescimento pur in un faticoso rispetto per il lavoro di noi giornalisti. Racconta la sua versione di una discesa al sud, quasi chiamati da personaggi specchiatisi nella battaglia contro la mafia.

Una discesa al sud per portare una presenza “pulita”, avvezza alla legalità, in mezzo a tanto marciume nei rapporti tra pubblica amministrazione e imprese, quasi sempre espressione diretta o indiretta della malavita organizzata.
Normalità del nostro lavoro dar modo a Cpl di controbattere le parole del camorrista, come infatti è avvenuto. Come senza timori abbiamo raccontato in seguito gli sviluppi giudiziari della vicenda. Con l'aggiunta di una domanda, quel giorno a Casari, da parte mia (guarda caso la stessa che l'interlocutore rivolge a Verrini nella conversazione intercettata): ma perché non lo querelate per diffamazione, Iovine? Se è tutto falso ciò che sostiene, se è forse una vendetta proprio per non esservi sottoposti ai loro diktat, perché non chiamarlo a risponderne nei luoghi dovuti, tutelandovi secondo quanto la tanto bistrattata legge comunque garantisce alle persone per bene? Vedremo, fu la risposta.


Nei mesi a seguire abbiamo visto Casari ricevere un avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa, la magistratura far scavare per capire a quale profondità siano stati posati i tubi del metano a Casal di Principe. Ma non ci risultano (anche se possiamo sbagliare) denunce per calunnia nei confronti del malevolo accusatore. Alla luce di quanto emerso dall'inchiesta sulle tangenti di Ischia, parallela ma sganciata da quella sugli appalti nell'agro aversano, in attesa che le responsabilità individuali vengano accertate e provate fino in fondo, quel Vangelo secondo Casari con la parabola della pecorella Cpl che bianca s'avanza in nome della trasparenza tra i lupi della terra dei fuochi, insomma...: un po' dà da pensare, almeno che non ci fosse poi questo gran desiderio che intorno alle parole del boss si facesse luce piena, ma magari sbagliamo, siamo giornalisti... E lascia l'impressione, senza alcun giudizio personale, fidandoci civilmente della giustizia, credendo nel suo difficilissimo lavoro, che a noi sia stato raccontato che Gesù Cristo è morto di freddo: a noi come a (quasi) tutti i soci e dipendenti che di Cpl Concordia sono stati e sono corpo e anima, ragione del successo e simbolo di una terra che sa dare buoni esempi mentre coltiva il proprio benessere e costruisce quello futuro. È che poi Gesù Cristo, morto per ragioni diverse, risorge: in tempi anche più brevi di quelli dei tribunali. E racconta altre, definitive, verità.


P.s.: buona Pasqua, di cuore, la più serena possibile, soprattutto a tutte le persone che sono il bene di Cpl Concordia...

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