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A rischio appalti per un miliardo

A rischio appalti per un miliardo

Preoccupazione per le conseguenze dell’inchiesta Già oggi operai trattati come “appestati” nei cantieri

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CONCORDIA. Un miliardo. È approssimativamente questo il valore degli appalti e delle concessioni che Cpl Concordia rischia di perdere, specie al Sud, per il pasticcio nel quale si è ritrovata.

Nel piano della cooperativa c’erano infatti una serie di operazioni che ora traballano, almeno nelle preoccupazioni che i dipendenti fanno proprie. Primo perchè il quadro che i magistrati continuano a definire non è proprio quello di schegge impazzite nell’ambito di una struttura sana. Con la conseguenza che in azienda comincia a serpeggiare il timore di provvedimenti non più a carico dei singoli, ma - quantomeno nelle conseguenze - a carico di tutti.

Secondo perchè c’è sempre il rischio che l’inchiesta si traduca in un ostracismo general generico nei confronti dell’azienda. Ostracismo anche non istituzionale, ma in sostanza dovuto all’atteggiamento di stazioni appaltanti che - nel timore di problemi - non ammetteranno o non favoriranno certo il colosso cooperativo della Bassa. Insomma, c’è chi intravede il rischio di una Cpl considerata “appestata”, come purtroppo hanno già potuto verificare in questi giorni alcuni dei dipendenti, che hanno trovato difficoltà persino ad accedere a luoghi di lavoro ordinario, ad opera di altri che non volevano rapportarsi ad un marchio oggi sotto i riflettori abbaglianti della giustizia.

Così in questi giorni come al solito ci si divide, tra quanti descrivono sui social network e nelle piazze di Concordia, San Possidonio e limitrofe un sistema sano e la conseguente ingiustificata aggressione di magistrati più o meno faziosi e giornalisti tutti insieme faziosi. E quanti, sul fronte opposto, invece ritengono marcio il “pesce”, anche se puzza solo dalla testa. La verità è più complessa e articolata, oltre che poco idonea a giudizi di piazza. Di certo nei verbali c’è che i dirigenti non indagati ma ascoltati a Concordia durante il primo blitz sulla vicenda Ischia, a fine 2014, sono tutti caduti dalle nuvole, specie sulla vicenda di Tunisi e dei relativi fondi neri per centinaia di migliaia di euro. Ma nelle perquisizioni erano stati trovati i contratti. Insomma è presumibile che se anche non sapessero, in molti immaginassero metodi “facilitatori”, tra sponsorizzazioni e consulenze metodi “facilitatori”.

Con la conseguenza di drastici ridimensionamenti, per un mancato incasso da capogiro.

Alberto Setti

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