E un artificio riapre Bianchini costruzioni
Il prefetto la iscrive alla white list per l’utilizzo di mezzi e dipendenti con l’amministratore giudiziale
SAN FELICE. È stata dichiarata fallita dal tribunale di Modena, ma potrà essere presente nei cantieri della ricostruzione per i quali è necessaria la iscrizione alla White list. Lo ha deciso il prefetto di Modena, Michele di Bari, firmando un decreto di riammissione alla fine della scorsa settimana, e al termine di un iter particolare, che riapre speranze di resurrezione per l’impresa Bianchini costruzioni srl.
L’operazione dovrebbe così riconsentire un ritorno sul mercato dell’azienda, in quanto decine di mezzi sequestrati dalla magistratura penale nell’ambito dell’inchiesta Aemilia e già “paralizzati” nell’ambito delle procedure per il concordato che poi non era riuscito e si è tradotto in un fallimento, saranno rimessi a disposizione dell’attività. Così come il personale dipendente. Scremati quanti hanno già trovato lavoro in altre ditte e quanti - diciamo così - erano stati collocati presso la ditta Bianchini con l’attiva collaborazione della ’Ndrangheta emiliana, potrebbero essere comunque alcune decine di persone.
L’operazione è stata autorizzata dal gruppo interforze e dalla magistratura che sta tuttora indagando nell’ambito dell’inchiesta sulle infiltrazioni, evidentemente per cercare di ridurre gli effetti più negativi della chiusura repentina dell’azienda. Azienda, si ricorderà, che era già drammaticamente in crisi prima del terremoto, per essersi gonfiata a dismisura rispetto alle potenzialità del mercato locale. Con il sisma, anche per la Bianchini costruzioni le prospettive si erano riaperte. Ma un po’ con l’assunzione del personale controllato e gestito dalla ’Ndrangheta, un po’ per lo scandalo dell’amianto, con l’occultamento di frammenti di amianto mescolati agli inerti in siti delicati (quali scuole, nuovi centri commerciali, nuove aziende, campi sportivi e di protezione civile, tangenziali...), l’azienda si è di nuovo affossata.
Il tutto reso esplicito dalla inchiesta Aemilia, con l’arresto del titolare Augusto Bianchini (ora ai domiciliari) e quello del figlio Alessandro e della moglie di Augusto, Bruna Braga, alla quale era stata peraltro intestata la nuova azienda (Dueaenne) che voleva creare a San Felice in via Lavacchi un frantoio. Con il frantoio era prevista anche l’operazione di mega tombamento della montagna di inerti tuttora sotto sequestro e contaminati di amianto, presso la stessa sede di via Lavacchi.
Detto della inusualità locale dell’operazione fallimento-riattivazione (consentita da norme speciali), detto della problematica amianto (ora c’era una richiesta alla Regione di farsene carico), detto che la famiglia Bianchini è comunque fuori dalla gestione che farà capo all’amministratore giudiziario, resta in concreto da vedere quali clienti riterranno di affidare i lavori all’azienda resuscitata.
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