Le testimonianze e i dubbi sull'incidente. Ma quel semaforo era rosso?
In viale Italia dopo l'impatto mortale. Il nonno dell’amico di Matteo: «È un tratto pericolosissimo»
Quel semaforo era rosso? È stato Matteo a passare col rosso oppure il motociclista? Non ci sono telecamere in zona e anche i testimoni ascoltati dalla Municipale non danno risposte in questo senso.
«Io abito nelle vicinanze e le mie finestre danno sull’incrocio. Ho sentito il passaggio della moto e poi un botto forte e in seguito dei rumori metallici - dice uno dei testimoni ascoltati dai vigili - Ho pensato, siccome spesso ci sono dei lavori, che il motociclista fosse finito contro a della segnaletica, a dei birilli lasciati lungo la strada. Allora sono sceso costeggiando il marciapiede. Guardavo in avanti, puntavo con lo sguardo la moto e poi ho abbassato lo guardo, accanto a me c’era la bicicletta distrutta e il ragazzo, immobile....Ho capito subito che era una tragedia».
Un altro testimone, un passante in zona, ha visto la scena finale dell’incidente con la moto che scivolava sull’asfalto. Nessuno ha visto l’attraversamento, la fase iniziale dello schianto e come detto, non c’è un supporto tecnologico che possa venire in aiuto.
Il nonno dell’amico con il quale si trovava Matteo, così come tanti presenti ieri pomeriggio vicino a quell’incrocio maledetto, diceva che quei semafori «Sono pericolosissimi. Funzionano a comando, premendo il pulsante, ma spesso la gente, essendo il viale dritto e largo , si fida di quello che vede e passa con estrema sicurezza. E d’altra parte chi lo percorre, in auto e moto, è indotto ad andare forte. Tanti imboccano il viale dalla tangenziale, vedono il drittone e pigiano sull’acceleratore».
La ricostruzione e le indagini del caso sono affidate alla polizia municipale. Sul posto ieri pomeriggio è stato effettuato anche lo straziante riconoscimento del ragazzo da parte di genitori e parenti.
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