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Sirotti, le dimissioni a maggio Hera agita il gruppo consiliare

Conti in difficoltà, una sede da cambiare e trovata, dipendenti in solidarietà. Basterebbe questo per essere preoccupati. Se in più ci aggiungiamo anche una solidità politica che manca da tempo...

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Conti in difficoltà, una sede da cambiare e trovata, dipendenti in solidarietà. Basterebbe questo per essere preoccupati. Se in più ci aggiungiamo anche una solidità politica che manca da tempo memorabile, allora la situazione del Pd si fa veramente complicata in un anno in cui si doveva cercare di ricomporre le fratture degli ultimi mesi.

PROBLEMA HERA

Scendere al 38 per cento nella partecipazione pubblica della multiutility non convince. Il patto modenese dice il Comune che continuerà a garantire il controllo pubblico della società anche scendendo progressivamente fino al 38 per cento, impedendo comunque ad altri soggetti la “scalata” di Hera spa. Ci sono alternative? Di fatto no, dal momento che Modena non prende minimamente in considerazione, come Forlì la possibilità di uscire, lasciando ad altri il ruolo di azionista e diventando un semplice cliente. Quindi? Quindi anche se in pochi sono convinti questa sera la riunione del gruppo Pd proverà a mettere in fila lo scenario delle prossime settimane, dove il Pd non si può permettere rallentamenti, dubbi e tanto meno colpi di scena.

SEGRETERIA

I tempi tecnici sono stretti. Le dimissioni di Sirotti sono in programma nella prima settimana di maggio ed è molto facile che la data per stabilire il suo successore sia prima dell’estate, addirittura già il 25. La situazione è tutta da delineare, con nessun candidato formalmente in campo e una serie di blocchi ormai contrapposti.

LA GEOGRAFIA

Il primo riguarda quello di Francesca Maletti. Farà la guerra al nome che una buona fetta di Pd sta cercando di portare in dote al partito stesso, e cioè Andrea Bortolamasi? Non ce ne voglia Bortolamasi, non ce ne voglia il Pd, ma loro stessi sanno bene che i giochi di potere non si fanno con la poltrona del segretario della città. Quindi Bortolamasi potrebbe anche passare in modo indolore, salvo che sul resto delle nomine ci siano regole ed equilibri: basti pensare alla partita della Fondazione Cassa di Risparmio per capire che il Pd, in confronto, è più un problema da gestire che una opportunità. Brutto da dire, ma è così.

Altro blocco è rappresentato dall’associazione Antonia dove Paolo Trande è uomo di riferimento. Anche in questo caso nessuna candidatura in campo. Vale la pena, anche qui, di bruciare un candidato di bandiera contro Bortolamasi che qualcuno dipinge come poco “garante” dei valori della Sinistra? Il problema, semmai, è un altro: Bortolamasi è al fianco di Bonaccini, e questo a qualcuno non piace. Così come non piace il fatto che dialoghi con la Maletti.

Così dicendo, però, si rischia di perdere di vista la vera questione, ovvero quel blocco silenzioso di iscritti e simpatizzanti che di queste dispute non ne vuole più sentire parlare.

Davide Berti

@dvdberti

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