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Atrium: «I cateteri funzionavano bene»

Atrium: «I cateteri funzionavano bene»

Sul materiale usato anni fa nelle sperimentazioni al centro dell’inchiesta su Cardiologia - stent che si rompevano, cateteri inutilizzabili, “palloncini” per le infusioni malfunzionanti - interviene...

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Sul materiale usato anni fa nelle sperimentazioni al centro dell’inchiesta su Cardiologia - stent che si rompevano, cateteri inutilizzabili, “palloncini” per le infusioni malfunzionanti - interviene Marco Ferraresi, legale della Atrium (i cui prodotti sono stati “bloccati” per il mancato rispetto di standard di qualità), l’azienda coinvolta nel processo in corso: «Nessun dispositivo Atrium – né alcuno “stent” – è stato impiantato in pazienti nel corso delle sperimentazioni oggetto del procedimento penale. L’utilizzazione di cateteri Atrium per la somministrazione di farmaci in sede intracoronarica a pazienti con infarto in fase acuta non ha presentato alcun problema, né tale attività ha destato l’attenzione degli inquirenti sotto il profilo medico. Non v’è quindi alcuna ragion di allarme – tantomeno sotto il profilo sanitario - riconducibile all’impiego di tali cateteri. Essi non sono stati oggetto di sperimentazione: lo è stata la differente modalità di somministrazione (per via sistemica o in sede locale) di farmaco anticoagulante. La disposizione del Ministero della Salute riguardante i prodotti Atrium non ha insomma alcuna relazione con le vicende della cardiologia modenese. Per quanto riguarda le iniziative assunte dalla Food and Drugs Administration, nessun prodotto Atrium è stato oggetto di richiamo, né negli Usa né in Europa, né è venuto in considerazione alcun rischio nell’impiego di essi: l’attenzione della amministrazione Usa è rivolta alle procedure produttive (sterilizzazione e impacchettamento) non alla efficienza e sicurezza dei prodotti».

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