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la reazione del mondo del ciclismo

«Ci sono club che sanno ma non denunciano»

«Ci sono club che sanno ma non denunciano»

È unanime la condanna del mondo del ciclismo nei confronti del doping all’indomani dell’operazione “Ti piace vincere facile” che ha portato alla denuncia di nove persone per traffico di medicinali...

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È unanime la condanna del mondo del ciclismo nei confronti del doping all’indomani dell’operazione “Ti piace vincere facile” che ha portato alla denuncia di nove persone per traffico di medicinali dopanti nella nostra provincia, in particolare nell’ambito del ciclismo.

«Non mi stupisco più di niente – dice Massimo Iaccheri della società Iaccobike di Sassuolo - Noi gruppi sportivi siamo le prime vittime di questa follia e i mezzi per tutelarsi sono pochi: come Iaccobike facciamo firmare un documento agli atleti in cui la società viene esentata da qualunque responsabilità. Non è molto. Gli altri? Ci sono società omertose, che sanno di avere atleti dopati e ciononostante non dicono nulla». A spingere i corridori al doping è la notorietà: «In tanti anni di esperienza ne ho viste di tutti i colori, con anche persone sopra i 60 anni che pur di imporsi in gare amatoriali sono disposte a tutto, motivate dall’orgoglio o per vedere la propria foto sul giornale». C’è rammarico nelle parole di Iaccheri, ma anche un avvertimento: «Siamo in tanti e non possiamo garantire per tutti, ma il ciclismo resta uno sport sano. E ai genitori posso solo dire di vigilare sui propri figli, di essere in allerta e di controllarli con esami del sangue personalizzati». Marco Bindini di Sportissimo ci tiene a sottolineare come i dopati siano una minoranza: «Si tratta di uno su centinaia di amatori che ogni giorno sfidano se stessi, perché è questa la cosa importante da capire. La vittoria significa migliorare le proprie prestazioni e non usare questi mezzi per battere gli altri. Purtroppo per qualcuno non è così ed è facile scovarli: se i tempi migliorano dall’oggi al domani allora qualcosa non va. A quel punto è fondamentale il dialogo; spesso, però le parole sono inutili, perché chi ci cade una volta tende a commettere lo stesso errore. Sarebbe fondamentale l’appoggio della scuola per prevenire fin dalla giovane età comportamenti sbagliati, che non sono unici del ciclismo». Dura la condanna del Coni di Modena: «Lotta senza quartiere agli pseudoatleti che alla fatica preferiscono l’uso scriteriato di sostanze chimiche». (gib)

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