I beni della Bianchini sospesi tra creditori e azienda che riparte
SAN FELICE. Quello della Bianchini Costruzioni è un caso senza precedenti, quantomeno a Modena.Si parla infatti di un'azienda dichiarata fallita dopo il provvedimento di sequestro penale, e che ora...
SAN FELICE. Quello della Bianchini Costruzioni è un caso senza precedenti, quantomeno a Modena.Si parla infatti di un'azienda dichiarata fallita dopo il provvedimento di sequestro penale, e che ora viene riammessa alla white list dalla Prefettura di Modena per poter continuare a lavorare, sotto il controllo degli organismi penali. Gli interessi in gioco sono diversificati e non sarà facile conciliarli.
Da una parte c'è l'azienda con i suoi lavoratori, che l'amministratore giudiziario e la Prefettura hanno inteso tutelare con la riammissione alla white list, nonostante il sequestro penale dei beni nell'ambito dell'operazione antimafia Aemilia. La normativa però lo consente. Dall'altra ci sono i creditori che hanno come unico strumento di garanzia, anche per le loro aziende e i loro dipendenti, i beni sotto sequestro. L'amministratore giudiziario, nominato da un giudice penale, ha inteso applicare la normativa antimafia puntando a riattivare l’azienda e la quarantina di lavoratori che sono rimasti, scremando si spera tra quelli infiltrati dalla ’ndrangheta e quelli già occupati altrove. Ma per farlo bisognerà passare per la chiusura del fallimento (il 25 giugno è già fissato l'adunanza dei creditori, in cui si procederà all'esame dello stato passivo aziendale), procedura concorsuale estrema a tutela dei creditori. Al curatore fallimentare, Luigi Fontana, dunque, toccherà in questi giorni fare tutte le valutazioni del caso, per verificare se e in che modo sia pacifico dover cedere il passo all'amministratore giudiziario. Il nodo è contemperare gli interessi di tutte le parti in gioco. I creditori, che quel su quel fallimento contano per rivalersi di quanto loro dovuto dalla Bianchini, potranno fare affidamento solo sui beni attualmente presenti, quali camion e ruspe (quelli messi sotto sequestro), beni per un valore di un milione di euro, cifra peraltro modesta rispetto al passivo. E beni che ora l'amministratore giudiziale vuole invece liberare per riattivare sul mercato la società.
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