Legacoop si difende: «Rispetto per i soci non siamo affaristi»
Lauro Lugli replica alle accuse del costruttore Piacentini: «Vuole sbarazzarsi di competitor». M5S: «Non ha vigilato»
Rispetto. Lo chiede Lauro Lugli, presidente di Legacoop Modena. Lo chiede per i soci e lavoratori del mondo cooperativo, nel mirino di aspre riflessioni a causa dell’inchiesta giudiziaria che ha travolto Cpl Concordia. L'ultimo è stato Dino Piacentini, costruttore modenese, che con parole caustiche ha parlato di un modello cooperativo stravolto e sistemi di aggiudicazione degli appalti pubblici opachi.
«Adesso basta – esordisce Lugli – nessuna inchiesta può autorizzare operazioni di sciacallaggio, fino ad arrivare a conclusioni che ipotizzano il fallimento del modello cooperativo e la sua disintegrazione, sentenziando che la cooperazione è un covo di affaristi. Chi si è affrettato a pronunciare già ora sentenze dà l’impressione di muoversi quasi voglia sbarazzarsi di un competitor storico. Abbiamo letto di affermazioni che lasciano perplessi soprattutto se dette da chi presiede un’importante organizzazione economica, perché fanno torto ai suoi tanti meriti e dimostrano parecchia disinformazione, come per esempio sulle norme che regolano la tassazione delle cooperative che, va detto, pagano Irap e Ires come tutte le imprese, versano una ritenuta secca del 26% sul prestito sociale, e l’unica agevolazione di cui godono riguarda la mancata tassazione degli utili destinati a riserva indivisibile, che come tali non entreranno mai nella disponibilità dei soci».
Insomma, per Lugli quelle di Piacentini sono affermazioni strumentali, o strategiche, legate agli “affari in comune”, che non si preoccupano di chi «sta vivendo – prosegue Lugli – la mortificazione di essere travolto incolpevolmente da definizioni che lo associano a “faccendieri o pescecani”. Mi riferisco ai soci e i lavoratori delle cooperative. Persone che, chi da decenni chi da pochi mesi, lavorano onestamente e credono nella loro impresa. Ci credono e, come nel caso dei workers buyout – che rilevano un’impresa in crisi di cui erano dipendenti per costituire una cooperativa e ripartire - ci investono tutti i loro risparmi, nella convinzione che davvero l’impresa cooperativa è un’impresa fondata su valori solidi e giusti, mutualistici. Non è nostro intento condurre né difese d’ufficio né processi sommari: chi ha sbagliato, qualora fosse dimostrato, pagherà. Ed è altresì indubbio che quanto successo ci richiede di alzare la guardia, di studiare anche al nostro interno meccanismi più efficaci; a partire da una più forte centralità del socio, che deve poter controllare e orientare le scelte della sua impresa e del suo management in modo incisivo. Ma la necessità di rivedere e migliorare certe modalità che attengono ad aspetti di gestione non significa fallimento di un modello, non comporta la ridiscussione del sistema cooperativo e la sua messa in soffitta. E i soci, così come i lavoratori meritano rispetto. A partire dai 1800 della Cpl».
E un’ultima importante puntualizzazione. «A Cpl – conclude Lugli – non è stata applicata alcuna sanzione da parte di Legacoop in quanto la cooperativa ha provveduto a sospendere i rapporti di lavoro con tutti gli indagati e un provvedimento di sospensione generalizzato non ci pare applicabile in quanto non è stabilita alcune correità tra gli indagati ed il resto dei soci».
Ha ragione da vendere Piacentini, invece, per Giulia Gibertoni, capogruppo M5S in Regione. «All’interno delle grandi cooperative – dice – c’è un problema di governance: migliaia di soci che non contano nulla, e una dirigenza autoreferenziale, che costruisce rapporti non sempre limpidi con la politica. È stato del tutto assente il ruolo guida e di sorveglianza di Legacoop. Perché Legacoop non sospende Cpl per violazione dei principi cooperativi a norma di statuto e non applica l'articolo 9 del proprio statuto che prevede l'esclusione per quegli associati che causino “gravi danni materiali o morali” all'associazione? Chiediamo, ancora una volta, al presidente Lugli che Legacoop faccia fino in fondo la sua parte»
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