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il generale adinolfi si difende

«Mi hanno gettato nel tritacarne»

«Mi hanno gettato nel tritacarne»

Dopo le intercettazioni di Simone quelle relative al premier Renzi

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«Come devo stare? Come uno trascinato nel tritacarne senza sapere perché».

Lo ha ribadito a Repubblica il generale della Guardia di Finanza Michele Adinolfi, intercettato durante le indagini della Procura di Napoli sulla Cpl Concordia. Adinolfi era stato tirato in ballo nelle telefonate del solito Simone che nel timore ci fossero microspie piazzate nella sede di Roma della Cpl. Simone vantava in quel frangente la possibilità di coinvolgere Adinolfi. A smuovere tanta curiosità, più che un coinvolgimento che non ha trovato riscontri (Adinolfi ha raccontato di avere parlato con i pm e di una richiesta di archiviazione) sono state le altre telefonate intercettate, sulle frequentazioni di Adinolfi con i politici.

«Non ho fatto proprio nulla. È vero, a Firenze ho conosciuto il sindaco Renzi e il suo capo di gabinetto Lotti. Ma con loro, come con tutti, intrattenevo rapporti di natura esclusivamente istituzionale, ditemi che male c'è», dice Adinolfi.

Alla domanda sul perché un alto ufficiale deve andare nella sede del primo partito italiano, il Pd, entrando dalla porta laterale, Adinolfi replica: «Anche questo è falso: sono entrato dalla porta principale. Non c'è alcun giallo: ero a Roma con la famiglia, Lotti aveva da poco assunto un nuovo incarico. L'ho chiamato per salutarlo e lui mi ha invitato a vedere il suo ufficio. Ho fatto cinque minuti di fila, ci siamo salutati, poi sono andato via. Non mi sono lamentato di nulla. Alla domanda se è vero che sia stato il primo a fare gli auguri di compleanno a Matteo Renzi, il generale della Finanza replica: «Il primo non lo so. Era il sindaco di Firenze dove io ero comandante interregionale. Ho alzato la cornetta e gli ho fatto gli auguri. Come ho fatto con Nardella, con Enzo Bianco quando ero a Catania. E lo faccio ancora. Ma davvero una persona può essere massacrata dal fango per questo?».

«Le indagini - assicura - le abbiamo sempre fatte, nei confronti di tutti. Con la massima serenità e il massimo rigore. Non è che se il sindaco della tua città ti invita a una cena, smetti di fare il tuo dovere. Non basta incontrare Renzi o chicchessia a una cerimonia, per fermare il lavoro della Finanza».

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