"Non toglieteci la casetta delle oche"
E' una battaglia giusta non un capriccio. Misura la nostra attenzione al mondo dei piccoli
"Avevo cinque anni quando il nonno disse che, secondo lui, Pippo il pesce rosso, non stava più comodo nel vaso tondo di cristallo. Era diventato grasso e aveva perso colore, e soprattutto era rimasto solo. Mi convinse a portarlo nel laghetto dei giardini dove avrebbe trovato compagnia e magari si sarebbe pure sposato. Lo ricordo ancora molto bene il giorno del tuffo di Pippo dal vaso al lago. Per me è ancora lì. Quando passo lo saluto. Ho raccontato la storia alle mie figlie quando erano piccole e adesso loro quando portano i figli al laghetto lo chiamano e lui arriva. Racconto questa storiella per dire che i bambini hanno dei ricordi preziosi. Una volta adulti li conservano, a volte li trasformano e li tramandano. Una scheggia di ricordo può legare le generazioni. Pensate a quante storie attorno alla casetta delle oche. Una direttiva della soprintendenza non prevede, nei lavori previsti ai giardini ducali, alcun elemento incongruo al contesto storico e ambientale? La casetta delle oche è elemento perfettamente congruo!! Ho sentito amici, genitori, nonni, insegnanti, raccontare piccole storie, aneddoti. Insomma in molti la pensano così. Se tanti modenesi hanno preso a cuore la faccenda della casetta delle oche significa che il desiderio di conservarla non è un capriccio frivolo, la casetta è un segno importante nell'immaginario infantile, è un affetto, molto più di un mucchio di pietre. Conservarla lì dov'è, e renderla visibile significa rendere visibili i desideri dei piccoli, salvaguardare il loro immaginario e la loro fantasia, minacciata da troppa tecnologia. La nostra città si dilunga spesso in polemiche sterili e infinite, le pagine dei giornali dimenticano di raccontare la vita dei più piccoli. Bisogna cercare il piccolo per trovare il grande, dice il saggio!".
Elena Bellei
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