Oltre trecento in chiesa a pregare per Matteo
Famiglie con bambini, tantissimi ragazzi, compagni di parrocchia e di scuola uniti al dolore dei genitori tra i banchi di Gesù Redentore. Lacrime e abbracci
Nella chiesa di Gesù Redentore alle 18 e 45 c’è una comunità compatta, unita. Papà e mamme con i loro figli piccoli, bambini che si ritrovano e si salutano senza vociare, consapevoli di partecipare a un momento importante, coppie di giovani, gruppetti di anziani. E poi ancora, nell’altra ala della chiesa, quella di fronte all’ingresso principale, una fitta schiera di ragazzini: amici, studenti delle scuole medie, amici degli amici. Una comunità unita nel dolore, per dividere, per capire, per essere vicina ai genitori di Matteo Testoni, il ragazzo strappato alla vita nel giorno di Pasquetta a pochi metri da via Cattaneo, dove abitava con la mamma e la sorella Martina di dieci anni. Un momento di preghiera che l’intera comunità, in chiesa erano oltre trecento persone, ha vissuto come un abbraccio, forte e solido, commosso e genuino.
Un salmo, la lettura del Vangelo, il commento di una religiosa, un canto accompagnato dalla chitarra. Momenti intensi, dedicati, con gli occhi sempre vicino all’altare, sul lato destro rispetto all’entrata, dove sedeva la famiglia di Matteo. Poi il parroco don Marco Pongiluppi, prima di benedire i presenti, ha ricordato che per Matteo verrà recitato oggi alle 18.45 il rosario, e domani alle 15 sarà celebrato il rito funebre. «Non approfittiamo troppo della presenza della famiglia a questo nostro momento di preghiera proprio per loro - ha detto - so bene che tutti i presenti vorrebbero prendere la parola per dedicare una frase, un pensiero, una parola per la mamma, il papà, la sorellina e per ricordare l’amico Matteo. Ma queste parole sono arrivate tutte insieme alla famiglia per il fatto che siete tutti qui, che siete uniti nel dolore, perchè sapete che il dolore non è unico e che il Signore è sempre dalla nostra parte, dalla parte di chi soffre».
Dopo la benedizione i parrocchiani sfilano verso l’uscita. Attorno ai famigliari si crea un cerchio. Ci sono singhiozzi nel silenzio della chiesa, abbracci forti tra le lacrime, tanti piangono in silenzio. Ricordano Matteo, quel ragazzo vivace cresciuto in parrocchia, ricordano i tanti momenti del catechismo, le iniziative di gruppo, la sua passione per il pallone e la passione che metteva nel frequentare la società sportiva parrocchiale San Paolo. Un signore anziano uscendo dalla chiesa parla con l’amico: «E pensare che alle tre e mezza del pomeriggio era a casa nostra, che giocava, vivace come una molla, come sempre». I genitori si fermano in chiesa per gli ultimi abbracci dei tanti amici di Matteo. Fuori i fedeli restano per avvicinarsi, per stringere una mano, per dare un abbraccio. Preghiere e affetto per lenire, per non lasciare i genitori in un abisso di dolore e dare, riaccendere in loro la forza della speranza. (s.to)
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