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incidente mortale

La morte del 15enne, parla dell'investitore: «Il semaforo era verde e ho visto due bici sbucare»

di Stefano Totaro
La morte del 15enne, parla dell'investitore: «Il semaforo era verde e ho visto due bici sbucare»

Ildebrando Silvestri è il 44enne motociclista mirandolese che ha travolto Matteo Testoni «Dell’incidente ho solo dei flash. Mio figlio aveva freddo e per questo tornavamo passando in città»

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Una clavicola rotta, alcune costole fratturate, escoriazioni, lividi, un occhio tumefatto. Ildebrando Silvestri, 44 anni, è sdraiato sul lettino del reparto di Chirurgia, in attesa di trovare un posto letto in Ortopedia, nell’ospedale di Baggiovara. Accanto a lui il papà Bruno e la mamma, venuti da Mirandola, la città dove vive la famiglia che da oltre cinquant’anni ha attiva una impresa stradale (segnaletica e cartellonistica, manutenzioni). Ildebrando sembra un pugile dopo un incontro, la sua voce è flebile e il respiro è pesante. «Con la testa arrivo bene alla via Giardini, poi ho dei flash. Ho il semaforo verde e due biciclette che sbucano fuori. Non una ma due, almeno questo mi sembra adesso. Sono convinto di aver frenato, con quello davanti, stringendo le leve».

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È il primo pomeriggio di ieri, sono passate neanche 24 ore dalla tragedia in viale Italia e Silvestri alterna momenti di confusione a quelli di disperazione perché, a causa del trauma riportato nella caduta, non ha un quadro preciso della vicenda.

«Riesco a ripercorrere bene la parte della gita - spiega parlando molto piano - io e mio figlio Iacopo siamo andati in moto su a Serramazzoni, alla Fontanina, un giro classico. C’era bel tempo, ci siamo equipaggiati bene, forse mio figlio aveva meno coperture delle mie perché stava dietro e mi abbracciava. Infatti quando abbiamo iniziato a scendere e la temperatura si era un po’ abbassata, Iacopo mi ha detto che sentiva un po’ di freddo, anche se stava abbracciato stretto e lo coprivo io sentiva freddo».

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«Allora invece di fare le solite strade “aperte” ho pensato di entrare in città, in modo che lui stesse più riparato, più protetto da tutto ciò che c’è ai lati, le case eccetera.... E dire che non lo faccio mai, non ci passo mai in città perché è sempre pericoloso...».

Si ferma, un lungo silenzio. Poi riparte «Ero sulla via Giardini e poi... come si chiama quella via? Dov’è quella dell’incidente? Perché ero lì?».

Gli viene spiegato, lui “segue” l’indicazione e dice «Ah, va bene, dalla Giardini si volta a sinistra e poi ci si immette voltando a destra...»

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Ildebrabdo Silvestri ora vede il semaforo: «La strada dritta, il semaforo era verde, passo. Poi ho questo frammento di immagine, dove vedo due biciclette che escono all’improvviso, ricordò l’istinto della frenata. Poi mi fermo qui. Mi viene da supporre che avendo frenato soprattutto con quello davanti io sia volato in avanti e con me mio figlio che mi abbracciava. Io poi sono caduto sul davanti, sbattendo faccia e lato destro proteggendo la caduta di Jacopo».

Già, il figlio di undici anni: dopo l’immediato ricovero al Policlinico ieri il ragazzino era già stato dimesso ed è tornato a casa. Solo escoriazioni, botte e sbucciature, nulla di rotto. «A quanti metri hanno trovato la moto? A ottanta metri? Mamma mia - dice Silvestri - Mi dispiace, ricordo poco, so solo di essere passato in tranquillità perché avevo il verde e sono apparse le biciclette. Velocità? Mio figlio aveva freddo e quindi non volevo e non dovevo andare forte...». «Quindici anni, che tragedia, che disastro - dice Ildebrabdo che lascia libere le lacrime- cosa posso ...».

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La sua voce si ferma nel singhiozzo, sua madre lo avvicina prendendogli la mano. Il papà Bruno esce dalla stanza del reparto. «Siamo disperati, pensiamo al dolore di quella famiglia, di quella mamma che era ieri sul posto dell’incidente e che ha visto il suo bambino non esserci più. Vorrei essere vicino, dire..., fare qualsiasi cosa...».

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Nel frattempo la “storia” dell’incidente segue l’iter prefissato: la polizia municipale ieri mattina ha incontrato Silvestri portando alcuni documenti da compilare. I vari interrogatori probabilmente si terranno più avanti. Lunedì, sul posto dell’incidente, sono stati ascoltati alcuni testimoni che hanno udito e sono accorsi per portare soccorso, ma nessuno aveva “inquadrato” il momento dell’impatto tra la bici del 15enne Matteo Testoni e la Ducati 900 di Ildebrando Silvestri. E in quel tratto, in zona, non ci sono telecamere pubbliche o private che possano venire in aiuto alla polizia municipale. Sarà ascoltato certamente anche l’altro ragazzo, l’amico di Matteo. I due ragazzi erano stati in casa assieme e poi avevano deciso di andare nel parco, vista la bella giornata, a giocare. Hanno preso le biciclette e hanno percorso il solito tragitto quello che prevede il passaggio dell’incrocio regolato con il semaforo a chiamata. Come ha spiegato il nonno del ragazzo, suo nipote forse sentendo la moto arrivare, si sarebbe fermato, non avrebbe attraversato al contrario di Matteo. E da qui l’impatto micidiale.

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