Asilo esploso, a giudizio Casari e Spaggiari
Roberto ieri all’udienza con la polizia penitenziaria, in cinque saranno processati per disastro colposo
TERAMO. Quando alle 9 arriva nell’aula delle udienze preliminari di Teramo scortato da due agenti di polizia penitenziaria, Roberto Casari è l’unico presente dei cinque imputati per l’esplosione della scuola di Piano d’Accio. «Il mio assistito pensava di avere l’obbligo di essere presente» dice il suo legale Massimo Vellani. Ma Casari non ci sarà quando, poco dopo le 15, il gup Giovanni de Rensis leggerà il dispositivo con cui lo ha rinviato a giudizio con gli altri quattro per disastro colposo in concorso. La prima udienza del processo è fissata per il 6 ottobre e in quella data il Comune di Teramo si costituirà parte civile.
Con Casari sono stati rinviati a giudizio Daniele Spiaggiari, 58 anni di Modena, consigliere delegato della Cpl Concordia, responsabile del servizio di prevenzione e protezione, sottoscrittore del documento di valutazione dei rischi; Alfredo Lupi, 52 anni, di Sant’Omero, dirigente responsabile area della Cpl Concordia e firmatario del documento di valutazione dei rischi; Walter Lucidi, 43 anni, di Folignano, responsabile di commessa preposto della Cpl Concordia e fimatario del documento di valutazione dei rischi e Massimo Lancia, 33 anni, figlio di Giulio sindaco del comune marsicano di San Vincenzo Valle Roveto e anch’egli dirigente della cooperativa emiliana (quest’ultimi tre assistiti dagli avvocati Lauro Tribuiani e Adriano Di Battista).
Secondo la procura (il pm Stefano Giovagononi è il titolare del fascicolo) Cpl Concordia, che ha in affidamento la gestione degli impianti termici da parte del Comune, non avrebbe gestito adeguatamente la manutenzione del vano caldaia nel quale il 3 ottobre del 2013 si verificò una fuga di gas che provocò una tremenda esplosione. Esplosione che solo per una fortunata coincidenza non provocò una tragedia: i 74 bambini e le insegnanti erano usciti da poco meno di due ore. «In cooperazione tra loro», scrive il pm nell’avviso di conclusione delle indagini, «cagionavano per colpa, consistita in negligenza, imprudenza e imperizia, il crollo del locale centrale termico della scuola che si verifica in seguito ad un’esplosione causata da un accumulo di gas metano nel predetto locale, creando un pericolo concreto per la vita e l’incolumità di alunni, insegnanti e genitori».
Le accuse riguardano due aspetti tecnici dell’impianto: secondo la procura la celletta in cui era alloggiato il contatore, da cui è partita la fuga di gas, non sarebbe stata realizzata a norma e il vano caldaia avrebbe presentato alcune irregolarità per quanto riguarda i sistemi di sicurezza.
Inoltre la griglia di aerazione che non sarebbe stata di dimensioni regolari e sarebbe stata collocata in un punto sbagliato tanto da non consentire una rapida fuoriuscita del gas verso l’esterno. (d.p.)
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