Il Comitato porta la sagra da Rivara a Massa
L’ultima vendetta contro Comune e Parrocchia per non aver avallato l’affare “Palamagnamagna”
SAN FELICE. «Con l’occasione vi ricordiamo che la Sagra di Rivara – Specialità Equine si svolgerà dal 3 al 12 settembre a Massa Finalese in una nuova ubicazione ma i sapori e le tradizioni non cambiano».
È quanto annuncia il Comitato Sagra di Rivara, nel volantino distribuito in questi giorni in occasione del Misen. Quindi, secondo il volantino, il Comitato Sagra di Rivara sposta la sua manifestazione a Massa, abbandonando Rivara. E lo fa proprio nel periodo di settembre in cui da decenni si tiene la Sagra a Rivara. Più che un esodo, è palesemente l’ultima “vendetta” organizzata dai cinque attuali componenti del comitato Sagra, contro il Comune, la Parrocchia e quei cittadini che non hanno riscontrato sufficiente interesse collettivo nella costruzione dell’ormai famoso “Palamagnamagna”, davanti al cimitero di Rivara o nei terreni di proprietà del presidente dello stesso comitato sagra. Parliamo della struttura che veniva presentata come opera per la ricostruzione post sisma a favore della Protezione civile e che invece si era via via disvelata come l’imposizione a creare anzitutto un ristorante stabile da 500 posti, che sostituisse le strutture mobili prese in affitto in periodo di Sagra per allestire il ristorante con le specialità equine. Con il Palamagnamagna si sarebbe creata al tempo stesso l’opportunità di replicare questa occasione di incassi economici anche in altri periodi dell’anno.
Il Comitato Sagra di Rivara, depositario di questa donazione di Proslidar, non ha voluto prendere in considerazione opportunità alternative - si era parlato di finanziare con quei soldi il nuovo centro di accoglienza per disabili - ma ha deciso di offrire il Palamagnamagna a Massa, che lo farà costruire nel centro sportivo. E ora completa l’operazione tentando di affossare l’attrattività della sagra rivarese, trasferendo a Massa il ristorante mobile, nello stesso periodo. E infatti sono già state smontate a Rivara tutte le infrastrutture per impianti luce e gas che erano state installate anni fa davanti al cimitero, sul terreno agricolo scelto dal Comitato Sagra come sede del ristorante equino. A questo punto è evidente che la posizione pilatesca assunta finora dalle istituzioni non può più resistere di fronte ai fatti. Anzitutto perchè ci troviamo di fronte ad una “appropriazione” di un valore e un significato paesano e religioso - quello di Sagra - che è inappropriabile. Sagra vuol dire festa religiosa di una comunità, che dà anche spazio ad attività ricreative. Nulla a che vedere con attività esclusive a scopo di lucro - guadagnare soldi da un ristorante senza condividere con la collettività - perseguite da un gruppo ristretto di persone. Tra l’altro già da qualche anno, poichè il Comitato Sagra non ha mai voluto condividere conti e gestione con la Parrocchia, la stessa Parrocchia sta organizzando proprie iniziative nell’ambito della stessa sagra di Rivara. Insomma è una vicenda che di questo passo sfiora veramente i tribunali. E che non sfiora ma tocca nel vivo i rapporti tra parrocchie,e vieppiù tra istituzioni: è infatti impensabile che il Comune di Finale e quello di San Felice non pongano un limite a tristi questioni di carattere troppo economico e troppo poco sociale, questioni che ridicolizzano l’immagine delle rispettive comunità. Liberi i cinque soci di aprire ristoranti in regola e dove credono, ma il nome di Rivara e di Sagra di Rivara devono stare al loro posto. Tanto che lunedì in parrocchia è già convocato un incontro.
Dove, parafrasando, c’è l’occasione di buttare fuori dal tempio tutti i mercanti, anche quelli sotto mentite spoglie. Organizzando con nuovi valori meno affaristici e più condivisi la nuova - vera - sagra di Rivara. (a.setti)
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