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Lusetti: «Nessuna mutazione in atto»

di Felicia Buonomo
Lusetti: «Nessuna mutazione in atto»

La difesa del presidente nazionale Legacoop. «Il problema è di tutto il paese e si chiama corruzione»

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«Non è in atto nessuna mutazione genetica del modello cooperativo». La voce delle organizzazioni di rappresentanza delle coop si alza ancora una volta. A prendere la parola, dopo lo “sfogo” del presidente provinciale Lauro Lugli, è il presidente nazionale, Mauro Lusetti.

«Non si tratta di una mutazione - dice il presidente Lusetti - io direi invece che siamo di fronte ad un problema che riguarda tutto il paese, che si chiama corruzione. Siamo il paese più corrotto d’Europa e questo, ci insegnano anche le recenti vicende, riguarda anche il mondo cooperativo».

Certo si parla di un “pezzo” importante del paese. La realtà cooperativa in Italia conta 43mila imprese, 12 milioni di soci e 1,2 milioni di lavoratori, che rappresentano un valore pari a quasi il 10% del Pil.

«Casi come quello di Cpl Concordia - prosegue Lusetti - non è un caso poco rilevante, di cui intendiamo sottovalutare la gravità, non vogliamo nasconderci. Perché anche se pochi, gli scandali in cui sono coinvolte le cooperative sono comunque troppi. Ma il tema della legalità ci è caro, ancora prima dello bomba scoppiata con i casi giudiziari. Per questo tengo a ribadire che non faremo sconti a nessuno, chi deve pagare pagherà, ma parliamo di responsabilità personale, non della società».

Il punto è ostico e più volte sollevato nelle diverse critiche sorte dopo gli arresti. Quando una coop associata si scopre essere coinvolta in un’inchiesta con l’accusa di aver commesso reati come corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa, come dovrebbe comportarsi l’organizzazione che la rappresenta? Legacoop ha scelto di non applicare sanzioni.

«La responsabilità - dice Lusetti - qualora confermata è personale. Se la magistratura non ha adottato alcun provvedimento verso la cooperativa, perché dovremmo farlo noi? Chi sostiene diversamente (e qui il riferimento è alle critiche mosse da Dino Piacentini, ndr) credo debba procedere ad una riflessione più approfondita, soprattutto perché sembra, dati gli interessi in gioco, rasentare il conflitto di interessi. E poi non esiste un sistema di aggiudicazione degli appalti opaco. O è legale o illegale. E noi siamo per la legalità. Perché casi come quello di Cpl non neghiamo intacchino la nostra reputazione. Ma noi siamo solo delle vittime».

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