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Museo Stanguellini con i capolavori della storia dell’auto

Museo Stanguellini con i capolavori della storia dell’auto

Ogni anno più di cinquemila visitatori da tutto il mondo arrivano per ammirare le vetture della casa e i pezzi unici

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Guarda le sue macchine Francesco Stanguellini, le sfiora con le dita come se fossero creature viventi e non bolidi che portano anche il suo nome.

L’epopea delle vetture rosse con la “S” gialloblu sul cofano è raccontata nel museo di via Emilia Est dove una volta c’era la concessionaria delle vetture Fiat e dove oggi, oltre i cristalli delle vetrate, non ci sono più le macchine di Torino ma una delle maggiori collezioni europee delle quattro ruote. Il suo valore non sta nel numero, nè nella rarità dei veicoli esposti.

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È tutto l’insieme ad essere unico e irripetibile perché è al tempo stesso passione di collezionista, cultura dell’automobile, storia militante di un mondo che è appena passato ma che sembra infinitamente lontano. «Sapete cos’è questa? - ammicca Stanguellini che si presta volenterosamente a fare da guida ai visitatori - È la prima vettura che è circolata per le strade di Modena, una Fiat Zero targata “Modena 1” ed è sempre appartenuta alla nostra famiglia. A distanza di tempo siamo riusciti a ricomprarla e a rimetterla a posto alla perfezione». Fa venire la vertigine pensare che quando questa macchina cominciava a girare per via Emilia gli ufficiali in Accademia si preparavano per la spedizione in Libia, tre anni prima della Grande Guerra.

Quella macchina che ricorda le signore con il cappello e la Belle Epoque non è l’unico gioiello. Nei capannoni che trent’anni fa brulicavano di visitatori, curiosi, venditori, appassionati e meccanici oggi ci sono le vetrine zeppe, stipate di cimeli che sono altrettante schegge di storia di una casa automobilistica che ha fatto un bel pezzo della storia modenese e non solo.

Se nella vetrina sulla via Emilia ci sono solo una Seicento, una Topolino e una Balilla, nel retro, sotto i capannoni che nel ’66 giravano già a pieno regime, si affacciano le Stanguellini da corsa, quelle che hanno vinto di tutto e di più. La maison automobilistica, nata dalla fabbricazione di timpani per orchestre grazie a nonno Celso («Mi hanno scritto da Parigi che ne conservano ancora un esemplare» sospira il signor Francesco), si è convertita al motorismo per una serie di coincidenze. Dapprima la vendita delle motociclette Mignon, altro vanto dimenticato di Modena, poi per l’amicizia del padre Vittorio con Tazio Nuvolari ci fu l’intuizione che cambiò la storia della famiglia facendola diventare una dinastia. Basta guardare la foto che assieme alle altre occhieggia tra libretti, stemmi, attrezzi da officina, taniche dell’olio, cartoline, caschi e tanto altro. Fu scattata a metà degli anni ’30 a Modena proprio da Enzo Ferrari che voleva fare un regalo al suo autista.

Ospiti nella casa di Ferruccio Testi si riconoscono, a fianco del pilota mantovano, due dei fratelli Maserati, Renzo Orlandi e Vittorio Stanguellini: il cielo del motorismo tricolore, almeno dal punto di vista sportivo, tutto in una stanza.

Sarà forse per questo che i 5 mila visitatori all’anno entrano con timidezza in un pellegrinaggio che li porta agli albori dell’automobilismo. «In grande maggioranza sono stranieri e ci fanno tante domande» dice soddisfatto Stanguellini che dall’alto dei suoi 71 anni, una carriera di pilota e i trofei vinti, s’intenerisce quando mostra le foto dei piloti del passato che hanno corso con le vetture della scuderia di famiglia. Fangio, Von Trips, Bandini, Rodriguez scorrono nella galleria dei ricordi e delle immagini, tra coppe e dediche tra cui spiccano quelle del Drake e di Montezemolo. Gli Stanguellini nonostante gli oltre 30 modelli prodotti in 500 vetture, sono sempre stati anche tifosi del Cavallino.

Saverio Cioce

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