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il papà del 17enne che morì due anni fa

«Non ci sono parole per i nostri dolori»

«Non ci sono parole per i nostri dolori»

Stesso viale, stessa tragedia: il ragazzo in sella alla bicicletta si immette nell’incrocio e trova la morte, travolto, in questo caso, da un furgoncino. Era la fine d’agosto del 2013, Ekomabasi...

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Stesso viale, stessa tragedia: il ragazzo in sella alla bicicletta si immette nell’incrocio e trova la morte, travolto, in questo caso, da un furgoncino. Era la fine d’agosto del 2013, Ekomabasi Effiong Okono, studente del Corni, aveva diciassette anni e a novembre sarebbe diventato maggiorenne.

Le scuole erano ancora chiuse, era estate e quel giorno era andato a giocare a pallone nel parco. Il calcio era la sua passione e alla polisportiva Madonnina, gruppo sportivo J. Maritain, tutti conoscevano la sua corsa veloce, il suo dribbling rapido.

Rientrava a casa, con il suo zainetto in spalla, scattante come sempre sulla bicicletta. All’incrocio fra via San Faustino e viale Italia la sua rapidità non potè nulla: un furgone lo investì e il 17enne volò una trentina di metri più avanti trovando subito la morte. A due anni di distanza la vicenda legale relativa all’incidente è ancora aperta. Il signor Okono, papà di Effiong, è un uomo provato. Vive con la famiglia in via Aldrovandi, zona ovest di Modena, dove lavora come custode di una ditta. Quasi con distacco dice dell’incidente: «È ancora tutto in mano agli avvocati...si vedrà».

Poi, quando gli si chiede di quest’ultima tragedia che ha distrutto un’altra famiglia, afferma con voce bassa: «Non ci sono parole per un dolore come questo. Non le ho. Loro lo sanno già».

E quella strada maledetta? È stato fatto qualcosa in questi anni per cambiare, si sarebbe potuto evitare questo altro lutto?

Il signor Okono resta in silenzio, alza leggermente le spalle e con gli occhi fa capire che è evidente che non sia cambiato nulla, che in viale Italia si muore ora come si moriva prima, nello stesso modo, senza alternative. Il viale è lì. I ragazzi ora vivono solo nei cuori di chi li ha amati o semplicemente conosciuti. (s.to)

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