Droga, in galera i fornitori di 350 clienti della Bassa
Di nuovo arrestati i sette grossisti di hascisc e cocaina già bloccati due anni fa Avevano il monopolio dello spaccio tra Soliera, San Prospero, Cavezzo e Bastiglia
Tra il 2013 ed il 2014 erano finiti tutti in carcere, in frangenti diversi, perché sorpresi a spacciare. Ora il pubblico ministero Lucia De Santis, forte dell’imponente indagine condotta dai carabinieri, ha chiesto e ottenuto sette ordine di carcerazione e così i grossisti della Bassa sono tornati in galera. E questa volta non per la singola attività di cessione di stupefacenti, ma per la continua e ripetuta capacità di rifornire i clienti. Un giro ingente che portò i militari a sequestrare complessivamente circa sette chilogrammi di hascisc, 215 grammi di cocaina e più di 15mila euro in contanti. Ma sono stati soprattutto i telefoni sequestrati ai grossisti a fornire lo spunto decisivo per contestare ai sette - tutti di origine tunisina e marocchina - la pericolosità sociale. Perché dall’analisi delle schede e dei tabulati sono spuntati ben 350 persone che si servivano con puntualità dall’organizzazione. Tra loro anche un noto ambulante di San Prospero, bloccato in due fasi successive con della cocaina nascosta nel camion e dal quale è partita tutta l’operazione. Ci sono poi il pizzaiolo e l’impiegato con cui si parlava in codice: la pizza bianca stava ad indicare la cocaina da consegnare mentre le “prugne” erano destinate al fruttivendolo. Tutti clienti abituali, che compravano qualche decina di grammi di hascisc o cocaina da rivendere infine all’acquirente del paese.
I sette, di età compresa tra i 30 ed i 37 anni e già con precedenti analoghi, erano sempre pronti a soddisfare le esigenze degli intermediari, erano di fatto i grossisti che servivano tutta la Bassa, da Felice a San Prospero, da Soliera a Cavezzo, passando per Medolla, Concordia e Bastiglia.
E così nei giorni scorsi i carabinieri hanno attuato le disposizioni del giudice: arrestato per tutti per il rischio di reiterazione del reato di spaccio. Tra l’altro dalle indagini è emerso un doppio curioso stratagemma per eludere i controlli. Innanzitutto lo scambio della droga avveniva quasi sempre in aperta campagna e non tanto per agire lontano da occhi indiscreti, ma soprattutto per controllare a distanza l’eventuale arrivo di vetture sospette o nel peggiore dei casi delle forze dell’ordine. L’altro dato significativo emerso dai controlli durati oltre un anno è la scelta di spostare in continuazione il proprio domicilio. Dopo un po’ che vivevano in un’abitazione infatti la lasciavano, magari per trasferirsi in un altro paese della Bassa con l’obiettivo di risultare, ai carabinieri del posto, nuovi arrivati e quindi insospettabili. (fd)
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