Gazzetta di Modena

Modena

L’addio a Matteo, l’abbraccio degli amici

di Stefano Totaro
L’addio a Matteo, l’abbraccio degli amici

Chiesa di Gesù Redentore gremita per il funerale chiuso con un applauso. L’idea degli studenti: «Dedichiamogli una stella»

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Sono arrivati per primi, scendendo dagli autobus, scattando dalle auto dei genitori, formando subito gruppetti, portando in mano fiori bianchi. Sono i ragazzi di Matteo Testoni, gli amici delle scuole medie Guidotti e delle scuole superiori Spallanzani e poi i ragazzi con la tuta blu, della società sportiva San Paolo. Fanno capannello vicino al banchetto con la foto del loro amico che se ne è andato a quindici anni, insieme portano vicino all’altare il loro poster con le foto dei Matto prese da Facebook o dal telefonino e le hanno contornate con le loro firme. In alto capeggia il loro affettuoso pensiero: “In ricordo dell’angelo biondo dagli occhi azzurri”. “Poi faremo la stella” dicono fra loro prima che inizi la messa. Un’idea inizialmente buttata lì ma che è passata di bocca in bocca e di famiglia in famiglia, da quelle dei ragazzi delle medie a quelle che hanno i loro bimbi alle elementari con Martina , la sorella di Matteo.

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Una stella per Matteo, per ricordare l’amico morto nell’incidente in viale Italia travolto da una moto, perchè i pensieri buoni di tutti gli arrivino più da vicino. L’idea è quella di intitolare un corpo celeste, un frammento, un asteroide, una “stella” al loro amico, I ragazzi dicono che ci sono siti in Internet che fanno questo e che sono pronti alla colletta.

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Se anche poi non si farà è un pensiero alto, uno slancio sincero, una loro grande dedica. Nella chiesa di Gesù Redentore a partire dalle 15 ogni spazio era riempito da una persona, un adulto, un ragazzo, un bambino, un anziano. Amici, studenti e genitori degli studenti assieme a parenti e agli amici di famiglia. Una grande risposta, come ha sottolineato il parroco don Marco Pongiluppi, in un momento in cui l’intera comunità è stata messa alla prova dalla scomparsa di un piccolo fratello.

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«Subito - ha detto nell’omelia - abbiamo raccontato, diffuso la notizia, chi in modo o in altro è stato vicino alla famiglia. Ora è nella nostra famiglia, quella che si ritrova in questa casa, che siamo chiamati all’unione, un’unione di speranza e di amore. Quando qualcuno ci chiede quanti figli abbiamo, noi tutti dobbiamo rispondere che abbiamo anche un figlio in più, Matteo, che ora vive nella resurrezione, che è giù vicino al Signore». Il parroco ha parlato come un padre parla alla sua famiglia, ricordando ai ragazzi metaforicamente «di non avere fretta, di non aver fretta di passare da una impresa all’altra, di correre da una casa all’altra ma di pensare alla propria casa, quella della famiglia, di assaporarne i significati» e ai genitori di «ascoltare, di non fare che i giorni siano una giornata di lavoro dietro all’altra...» Il senso della comunità evocato era presente, palpabile. Ed è diventato un lungo serpentone spontaneo, nato durante la comunione: i ragazzi hanno sfilato davanti alla mamma e al papà di Matteo, in fila, stringendo la mano, abbracciandoli. L a mamma sorrideva a tutti. Ringraziava e abbracciava sorridendo. Era l’abbraccio della famiglia. E i ragazzi, come se fossero in sintonia con le parole del parroco, hanno dedicato il loro regalo ai genitori di Matteo, leggendo una poesia che il loro amico scrisse quando era in seconda media. Parlava di un foglio bianco che lui, Matteo, pur non essendo un poeta, riusciva a riempire di tante parole belle perchè aveva pensato ai suoi genitori. Un grande applauso ha chiuso il rito accompagnando la bara bianca.

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