Modena ha l’esercito non il metal detector
Per l’ex Procuratore Zincani sono passati sei anni di richieste senza risposta per avere un metal detector all’entrata degli uffici giudiziari. Per Lucia Musti, che oggi ricopre lo stesso incarico...
Per l’ex Procuratore Zincani sono passati sei anni di richieste senza risposta per avere un metal detector all’entrata degli uffici giudiziari. Per Lucia Musti, che oggi ricopre lo stesso incarico dopo che il suo predecessore è andato in pensione, il “varco a controllo elettronico” sarà una realtà entro quest’estate. I sopralluoghi e le ultime misure sono stati completati una decina di giorni fa assieme ad altri funzionari della Procura.
«Quello che è accaduto a Milano ci ha scosso profondamente - dice - Anche noi ci siamo fermati per osservare un minuto di silenzio durante le udienze. Per quanto riguarda Modena mi pare che siamo alle ultime battute per l’installazione di una barriera di sicurezza che possa garantire la funzionalità e l’accesso agli uffici con l’esigenza di sicurezza di chi ci lavora. Noi per parte nostra, proprio nei giorni scorsi, abbiamo effettuato gli ultimi sopralluoghi per l’ultimo via libera. Ora non ci sono più ostacoli amministrativi; il metal detector potrebbe essere una realtà nelle prossime settimane, comunque prima delle ferie estive». La soddisfazione della dottoressa Musti è evidente, l’innalzamento della s sicurezza permetterà di lavorare con più tranquillità.
Già da qualche anno la Procura e gli uffici giudiziari dove si svolgono le udienze sono diventati una sorta di percorso di guerra con i soldati armati, in tuta mimetica, all’entrata che controllano i documenti ai visitatori. Per quelli che non sono i frequentatori abituali, come gli avvocati, i controlli sono ancora più minuziosi con le domande di rito. Niente di pesante, solo una verifica in più che può essere affiancata dalla speciale racchetta davanti al corpo per verificare che non siano nascosti oggetti metallici a disposizione dei malintenzionati. Un deterrente che sinora pare aver funzionato, nonostante alcune scritte minacciose e minacce vere e proprie che si sono concluse con un’indagine.
«Appena arrivato - ricorda l’ex Procuratore Vito Zincani, oggi in pensione - mi attivai con il Ministero per avere quelle misure di sicurezza che ritenevo indispensabili e di cui gli uffici di Modena erano completamente sprovvisti. Sono stati sei anni di corrispondenza fittissima ma senza risultati. Persino per quanto riguardava le competenze del Comune, ci sono voluti anni per aumentare per aumentare il personale di vigilanza».
Saverio Cioce
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