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Nuovo blitz alla Cpl L’azienda è indagata

di Alberto Setti
Nuovo blitz alla Cpl L’azienda è indagata

I carabinieri sono tornati a Concordia sequestrando migliaia di atti e pagine relativi a tutti gli appalti. La difesa: «Dimostreremo che la coop non c’entra»

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CONCORDIA. Decine e decine di appalti, migliaia tra contratti, atti, appunti... I carabinieri del Reparto Operativo per la Tutela dell’Ambiente coordinati dalla Procura di Napoli sono tornati a Concordia, nella sede centrale della alla Cpl, per andarsene con una mole impressionante di documenti.

E a questo punto è evidente quanto già si poteva intuire dalle modalità operative dei magistrati. Ovvero che nel registro degli indagati non ci sono finiti più soltanto i nomi di alcuni dei massimi dirigenti della cooperativa, a cominciare dall’ex presidente Roberto Casari, ma la stessa cooperativa.

Una operazione consentita ai sensi della legge 231 del 2001. Così, anche la Cpl in quanto tale dovrà in qualche modo affrontare la contestazione di reati quali l’associazione per delinquere e il concorso corruzione in relazione ad appalti pubblici. Circostanza che spiega anche meglio la decisione della Cpl di rivolgersi a due legali di assoluto valore, i docenti e avvocati penalisti Filippo Sgubbi di Bologna e Carlo Enrico Paliero di Milano.

D’altra parte, lasciavano intendere i recenti sviluppi dell’inchiesta, era inevitabile che a questo punto scattassero accertamenti a tappeto, sistematici: prima le rivelazioni di Antonio Iovine sull’appalto nell’Agro Aversano condiviso con il clan dei Casalesi, poi gli accertamenti e gli arresti conseguenti all’appalto per la metanizzazione di Ischia, quindi la collaborazione di Francesco Simone, referente delle relazioni esterne di Cpl, che ha aperto le porte ai sequestri e all’inchiesta sulla metanizzazione di Procida. Poi ancora, sullo sfondo, centinaia di pagine e di intercettazioni già acquisite, che ipotizzavano analoge “stranezze” di rilevanza penale in appalti al Sud, con elargizioni di cifre a volte spaventose.

Una volta raccolti i primi elementi, i magistrati della procura di Napoli dovrebbero trasmettere i singoli fascicoli ad altri uffici giudiziari, come già è stato fatto per alcuni degli appalti nel Salernitano e in Puglia, venuti alla luce nella prima fase dell'inchiesta.

D’altra parte all’esordio pubblico di questa vicenda, il 30 marzo, il procuratore d4ella Repubblica aggiunto di Napoli, Alfonso D’Avino, aveva scritto e parlato di «sistematico ricorso, da parte dei dirigenti della cooperativa, ad un modello organizzativo ispirato alla corruzione».

E così i militari sono arrivati di buon mattino nella Bassa modenese con due pattuglie. Una con uomini in divisa, l’altra con gli specialisti che dovranno consegnare al più presto tutta la documentazione ai tre sostituti procuratori Giuseppina Loreto, Celestina Carrano e Henry John Woodcock.

E si è trattato di un lavoro lunghissimo, per acquisire e sequestrare ogni elemento utile. Il tutto in un clima surreale, a contatto con dirigenti e impiegati scossi, spaventati, sconcertati, che in questi giorni stanno cercando di non smettere il loro onesto lavoro. Sono gli stessi che neppure due settimane fa festeggiavano l’avvenuto pensionamento di Casari, nel cortile dell’azienda, a suon di grigliate, regali, buon vino e parole di commozione e di ringraziamento reciproco. Ancora una volta, alla Cpl dove ormai queste visite si ripetono, non è mancata la collaborazione con i carabinieri, anche se per gli stessi impiegati si è trattato di un tour de force. Un lavoro che i militari hanno comunqude condotto in borghese, con discrezione, senza dare troppo nell’occhio, come era accaduto il giorno degli arresti di Casari e Verrini a Concordia e di Rinaldi, che era da poco partito per una vacanza, in Liguria. Anche allora furono eseguite delle perquisizioni, nelle case e negli uffici della Cpl. Perquisizioni che hanno consentito di recuperare a casa di Casari anche l’ormai famosa busta gialla con la scritta “baffo”, contenente oltre 16mila euro suddivisi in regolari mazzette. Busta che ha fatto anche fantasticare, nella giornata di ieri, con il rischio di perdere di vista le concretezze alle quali l’inchiesta dovrà giocoforza attenersi.

Sulla natura del coinvolgimento della Cpl con conseguente iscrizione nel registro degli indagati, il prof Sgubbi spiega: «Quando si indaga su questo tipo di reati, si tratta di iscrizioni che rientrano automaticamente nella logica della legge 231. Io e il collega in questi giorni stiamo esaminando gli atti, sarà un lavoro lungo e paziente, improntato anzitutto sulla ricostruzione del modello organizzativo della copperativa, che sono convinto porterà tranquillamente ad escludere una deformazione criminale in capo alla società, che è fatta di persone oneste, e che gestisce un portafogli e appalti di grande numero e rilevanza. È evidente che di degenerazioni sistematiche di potesse eventualmente trattare una volta concluse le indagini, queste non possono che fare capo a singole persone. Non certo, ripeto, ad un modello organizzativo della Cpl e della sua storia centenaria».

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