Gazzetta di Modena

Modena

INCHIESTA CPL

Casari: «Mai visti quei soldi in nero»

di Francesco Dondi
Casari: «Mai visti quei soldi in nero»

L’ex presidente nega ogni accusa: «Il vino rosso di D’Alema l’ho scelto perché non contiene solfiti, dannosi alla salute»

4 MINUTI DI LETTURA





Non solo due debordanti convenzioni da 300mila euro per ospitare gli amici di Cpl nell’albergo della famiglia del sindaco. Ma anche i lavori fatti a quanto pare senza spese a favore di un altro albergo di Ischia, di proprietà della famiglia di un assessore.

È in questo passaggio uno dei nuovi e delicati punti salienti dell’interrogatorio reso in carcere a Poggioreale, il 2 aprile, da un battagliero Roberto Casari. L’ex presidente ha raccontato di avere ingaggiato come avvocato il fratello del sindaco di Ischia, Massimo Ferrandino, perchè pensava di poter sfruttare quella conoscenza per una qualche appalto in Vaticano. Per il resto ha negato alla radice ognuna delle accuse e delle contestazioni che gli venivano mosse dal giudice delle indagini preliminari Amalia Primavera e dai tre sostituti procuratori che si occupano dell’inchiesta su Cpl.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.11209259:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2015/04/10/news/iovine-latitante-anche-a-sorbara-svela-i-suoi-rapporti-con-cpl-1.11209259]]

Negazioni e smentite che hanno inevitabilmente riguardato anche l’ormai celeberrimo vino rosso di D’Alema. Casari ha sostenuto di averlo comprato perchè non contiene i solfiti, che a lui fanno male alla salute.

Ischia. L’albergo. Sulla circostanza che Cpl avesse scelto l’albergo della famiglia del sindaco, Casari è stato investito da parecchie domande. E da alcune pressanti contestazioni. Specie sulla convenienza di quella prenotazione fissa delle sette stanze, di fatto utilizzate sono il minima parte.

«Non è vero - ha in sostanza detto - perché la convenzione era stata vagliata anche dai miei collaboratori, che non hanno fatto rilievi. E poi la stagione a Ischia dura per molti mesi, per cui era è più conveniente, Inoltre costava 50 euro a persona, ero stato due anni prima ad Ischia e avevo speso molto di più», ha sostenuto il presidente, provando a difendere sul piano economico la convenzione e cercando di portare il discorso sulle finalità mutualistiche di un servizio del genere reso ai soci.

Ischia. La metanizzazione. Casari ha sostenuto che Cpl lavorava nell’isola prima di Ferrandino sindaco e che ci ha rimesso un paio di milioni di euro, per avere provveduto a riposizionare le piante di poseidonia che i tubi sottomarini avrebbero danneggiato. Ha anche negato di conoscere il subappaltatore dei lavori a Ischia, Di Tella, lo stesso che aveva lavorato nell’Agro aversano, secondo un accordo con il clan dei Casalesi, come ha affermato il pentito Iovine.

Ischia. L’albergo dell’assessore. Woodcock ha chiesto insistentemente dei lavori di collegamento delle tubazioni di acqua eseguiti dal Di Tella a favore dell’albergo della famiglia Di Meglio. «Di Meglio? So che c’è uno che ha dei supermercati che si chiamano così», si è schernito Casari.

E a quel punto il pm lo ha incalzato: «Ma lei sa che questo Di Meglio era il padre di un assessore che era lì?».

«Ho seicento cantieri, come faccio a sapere se uno ha messo un tubo dell’acqua per l’albergo...», è stata la replica.

Ischia. Il fratello del sindaco. Sull’incarico a Massimo Ferrandino l’interrogatorio si è a lungo acceso. E sul fatto che si trattasse di un avvocato penalista che nulla a che fare con le metanizzazioni, Casari ha risposto: «Ma non mi serve mica un esperto in questioni energetiche. Lui conosceva delle persone a Roma... Per me il Vaticano è un potenziale cliente, mi interessava fare capire che siamo delle brave persone, che siamo capaci di fare il nostro mestiere...».

Tunisia. Il consulente Simone. Sulla figura di Francesco Simone Casari ha ammesso che c’era una consulenza, anche se poi è andato ma ha parlato di una persona “problematica”, che parlava troppo, si vantava di cose che non sapeva. Salvo poi ammettere che «lui conosce il mondo, perché lui mi ha portato Brunetta, Tremonti. Noi abbiamo preso i libri, a proposito, da tutti, da Sergio Zavoli da, come si chiama quell’altro di Bologna? Biagi. Tremonti è venuto all’assemblea del 2012 e mi ha detto “Sono venuto perché mi avete preso il libro”. Per me è venuto Orlando, è venuto D’Alema...».

Tunisia. I fondi neri. E su quei documenti di cui si parla nelle intercettazioni “tunisine”, l’ex presidente prima divaga arrivando ad ammettere sulle prime un po’ di nero: «Delle volte devo pagare delle cene, due, tremila, diecimila euro». Nulla di esagerato, insomma. Tanto che, tornando poco dopo sul tema, Casari parla di un prestito che il consulente “tunisino” Simone gli doveva restituire ma sui fondi neri è categorico: «Io di questo non so niente, nel modo più assoluto. Simone non mi ha portato niente».

Italiani Europei e D’Alema.Casari ha cercato di insistere sulla partecipazione filantropica della Cpl all’associazione di D’Alema. Poi, sul vino, c’è stato un qualche tira e molla su chi avesse fatto la proposta dell’acquisto, tra lui e D’Alema. «Ho preso mille e ottocento bottiglie da mettere nel pacco di Natale degli operai.... Ho preso le bottiglie perché quello rosso, di D’Alema, mi ha detto che è senza solfiti, a me questa cosa mi ha incuriosito, il vino rosso mi dà dei problemi e mi hanno detto che è colpa dei solfiti, allora mi sono detto che lo potevo prendere». Già.

Alberto Setti

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google