Castelfranco, detenuti appiccano un incendio
Nella Casa Lavoro danneggiata la saletta ricreativa e due agenti intossicati I sindacati: «Tensione per il sovraffollamento. Personale vittima di aggressioni»
CASTELFRANCO. Saletta ricreativa danneggiata e due agenti della polizia penitenziaria intossicati. È questo il bilancio dell’incendio appiccato da alcuni internati della casa di lavoro di Castelfranco.
«Si è evitato il peggio - dicono i sindacalisti che rappresentano gli agenti penitenziari - ma il sovraffollamento rende la situazione all’interno della struttura sempre più tesa».
L’episodio è avvenuto qualche giorno fa ed è il segno evidente di un disagio ormai noto, quello del sovraffollamento, che mette a dura prova gli internati e gli agenti della polizia penitenziaria, vittime spesso di aggressioni e minacce.
Gli internati hanno appiccato il fuoco nella saletta ricreativa della struttura. Il peggio è stato evitato, «grazie - spiegano i sindacalisti del Sindacato autonomo di polizia penitenziaria, il segretario generale aggiunto Giovanni Battista Durante e Francesco Campobasso, segretario regionale - al pronto intervento della polizia penitenziaria, anche se due agenti sono rimasti intossicati ed hanno dovuto fare ricorso alle cure mediche in ospedale».
L’episodio riveste una particolare importanza, perché alla Casa di lavoro di Castelfranco avvenimenti del genere si verificano, ma meno frequententemente (un numero dieci volte inferiore rispetto a strutture come il carcere di Sant’Anna di Modena); segno che il disagio è ormai conclamato.
«È da tempo - spiega Campobasso - che rivendichiamo che Castelfranco è diventata un anomalo “contenitore”, dove la finalità principale della casa di lavoro è stata alterata».
La tensione, all’interno della struttura è aumentata a causa della promiscuità derivante dall’eccessivo sovraffollamento. Sono presenti più di 100 internati e non essendoci spazi sufficienti risulta difficile separare i tossicodipendenti, in regime di custodia attenuata, dagli altri internati, che così “agiscono”, a volte autolesionandosi, a volte aggredendo il personale. Nei giorni scorsi, ad esempio, un internato extracomunitario ha tentato di aggredire un agente della penitenziaria, minacciandolo con una lametta.
I problemi sono tanti, anche di natura operativa, «soprattutto - proseguono i due sindacalisti del Sappe - per la gestione delle visite mediche e dei ricoveri e piantonamenti in ospedale, da quando l’amministrazione regionale ha deciso di demandare tale gestione al personale di Castelfranco, per alleggerire il lavoro del nucleo traduzioni di Modena. Il personale di Castelfranco, però, non ha gli uomini ed i mezzi necessari per gestire tali incombenze».
E a riguardo presto potrebbe arrivare un esposto alla Corte dei Conti. In tutta Italia, infatti, si sta procedendo all’accorpamento dei nuclei traduzioni, distanti anche 70-80 chilometri.
Mentre in Emilia Romagna accade il contrario: Castelfranco e Modena, distanti di soli 15 chilometri l’uno dell’altro, sono stati scissi. Questo comporta - a parere del sindacato - un aggravio di 400mila in più sulle casse dell’Erario.
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