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FITA CNA

Una mostra per la nuova sede dell’autotrasporto

Saverio Cioce
Una mostra per la nuova sede dell’autotrasporto

Taglio del nastro con festa ed esposizione di fotografie Arrivata da Concordia un’Appia furgonata Lancia del 1959

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MODENA. «Anzichè fare tanti giri per le pratiche ora c’è una sola sede a disposizione delle ditte di autotrasporto dove poter trovare la soluzione ai problemi». Sprizza ottimismo il presidente modenese di Fita Cna, Mirko Valente, che ieri mattina ha tenuto a battesimo la sede rinnovata e ingrandita dell’associazione in via Dalton, a due passi dalla tangenziale.

Per il taglio del nastro della nuova sede, 500 metri quadrati e undici addetti, sono arrivati parecchi dei pionieri dell’autrasporto modenese. Poche le ditte arrivate alla seconda generazione, ma le più motivate ad andare avanti combattendo giorno per giorno le battaglie sui mercati. Il settore Modena e provincia conta 3 mila imprese anche se i colossi di oggi sono formati da quelle cooperative che uniscono i singoli “padroncini”, come si chiamano in gergo i proprietari di un solo camion e che si mettono insieme agli altri per ridurre le spese e ottimizzare i costi.

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Per un giorno sono stati loro i protagonisti di una giornata di festa in cui hanno trasportato solo ricordi e fotografie che sono diventati una piccola mostra nei corridoi della sede.

Ospite d’onore, e non poteva essere diversamente, Mario Neri, 68 anni, titolare dell’omonima ditta che da Concordia ha portato un’Appia furgone del 1959, restaurata con pazienza certosina e su cui ha fatto ridipingere le insegne con gli stessi caratteri dell’epoca. «Quando ho cominciato - racconta - ho guidato anch’io macchine come questa che aveva varie versione, dal camioncino all’ambulanza. Una vettura magnifica, con cofano e portiere in alluminio, un motore imbattibile, infaticabile. E in ogni caso a quell’epoca bisognava essere anche meccanici per essere in grado di riparare quello che si gustava. Quei mezzi, che non avevano servosterzo nè servofreno, si dovevano guidare anche con l’istinto e tanta pazienza, per evitare disastri con il carico soprattutto nelle curve più difficili, quando tenere la strada non era affatto scontato». Lui cominciò a guidare nel 1964, a 18 anni e un mese, con il foglio rosa e un autista anziano che lo accompagnava; si ritrovò sulle spalle ditta e camion, perchè il padre che aveva iniziato l’attività era scomparso prematuramente. «Eppure è lui che aveva avuto l’intuizione giusta trent’anni prima. Era un guidatore della Venturi, portava le corriere dalla Bassa a Modena due, tre volte a settimana; arrivava al mattino presto e ripartiva bel pomeriggio. Così nelle ore di vuoto si dava da fare con piccole commissioni, portava documenti, sbrigava pratiche negli uffici. Nel giro di pochi anni si mise in proprio e così cominciò la linea diretta per le consegne». Om, Lupetto, Leoncino, Tigrotto: Neri snocciola mezzo secolo di costruttori, allestitori e carrozzieri, nomi che oggi non esistono più ma che sono stati compagni di viaggio, e di lavoro, insostituibili. Di quei tempi e di quelle fatiche non c’è il rimpianto ma la nostalgia, quella sì che rimane. E che resiste anche dopo mezzo secolo, quando non ci sono più i motori da 13 hp per andare a 70 all’ora ma bisonti da 30 tonnellate con aria condizionata per l’autista e merci refrigerate a spasso per l’Europa.

 

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