Caso Cpl: la cura e il medico
Se una mano il disastro dell’inchiesta Cpl la può dare alle coop emiliane e modenesi in specie, è l’avvio di una riflessione e di un cambiamento
Se una mano il disastro dell’inchiesta Cpl la può dare alle coop emiliane e modenesi in specie, è l’avvio di una riflessione e di un cambiamento che i fatti imponevano da tempo. Importante, ad esempio, il contributo che ieri ha dato qui il consigliere regionale Boschini, entrando nel merito di valori, legislazione, governance, controlli, rapporti con la politica.
Speriamo ne scaturiscano altri: e che vengano dall’interno della cooperazione, non solo da fuori. Perché è da lì che deve iniziare la cura del “marcio”. Per ora, pur essendo comprensibile lo choc e il dover far fronte a sgombero delle macerie e messa in sicurezza di ciò che resta in piedi prima di pensare a ricostruire, non si è andati molto oltre il discettare su responsabilità singole che non significano la colpa dell’intero sistema (1992, do you remember?, i mariuoli, le mele bacate...) Ma ogni terremoto porta con sé scosse di assestamento, alcune magari più forti della prima: inutile fingere che la zona non è sismica e aggrapparsi ai sismografi oscillanti dei tribunali.
È dai soci, troppo spesso confinati e assuefatti al ruolo di parco buoi, che deve nascere una consapevolezza e una cultura diversa della partecipazione al mutualismo. E dalla classe dirigente che le assemblee eleggono: spesso robustissima dal punto di vista tecnico e manageriale, ma così fragile nel legame con le radici etiche che segnerebbero la differenza tra il movimento e il resto dell’imprenditorialità. Senza che questa diversità diventi penalizzazione: perché, ad esempio, sui finanziamenti ai partiti il No con la maiuscola opposto da Boschini alle coop che dal pubblico ottengono appalti e gli forniscono servizi, va bene se vale anche per i privati. Diversamente, caso di scuola, un costruttore che dà soldi a una lista o a un candidato, più o meno alla luce del sole e prima o poi partecipa a una gara o chiede di rendere edificabile un’area, si troverebbe con un concorrente in meno, ma immerso nello stesso conflitto d’interesse. Un piccolo esempio, non il più importante, certo, di come la cooperazione deve pensare a esser medico di sé stessa, prima che ci pensi qualcun altro a staccare la spina.
@engraz
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