Rinaldi ha ammesso l’esistenza di fondi neri
Woodcock annuncia la confessione del manager durante un interrogatorio I soldi venivano prelevati in Tunisia e portati in Italia da Francesco Simone
È rimasto soltanto Roberto Casari a rigettare l’accusa di creazione di fondi neri in Tunisia. L’ex presidente di Cpl, infatti, anche nell’interrogatorio di garanzia del 2 aprile, dice di “non sapere niente” dei soldi rientrati dal Nord Africa attraverso Francesco Simone pur avendo ammesso, poco prima, che talvolta “devo pagare delle cene, sono stato anche nel calcio, i giocatori, una cosa, un’altra, due, tremila, diecimila euro. In nero? Si, cioè, capito?!». Ma l’ex lìder maximo è ormai stato abbandonato dal suo entourage, che ha imboccato una strada diversa, sacrificando le operazioni tunisine in nome forse della scarcerazione.
Lo ha subito scaricato Francesco Simone, ammettendo di essere il mezzo attraverso cui consegnare denaro contante ai vertici di Cpl: tre fatture da 45mila euro pagate dalla coop alla Tunita con il 15% che sarebbe rimasto nelle tasche del manager e il resto da riconsegnare a Concordia. E per circostanziare l’operazione Simone spiega di aver consegnato “38.500 euro in contanti nelle mani di Maurizio Rinaldi a Monza, durante una gara” e poi altri 25mila a Casari, a Roma, negli uffici della Cpl Concordia e 13.500 a Nicola Verrini. Ma da Casari ha preso le distanze soprattutto Maurizio Rinaldi, il suo braccio destro, il suo uomo di storica fiducia e di comprovata lealtà.
Pur non essendo trapelati i documenti dell’interrogatorio di garanzia, la conferma delle ammissioni di Rinaldi riguardo le operazioni tunisine per creare fondi neri - necessari a Casari - viene annunciata dal pm Henry John Woodcock. Il magistrato lo fa durante un interrogatorio mentre contesta a Simone il rapporto Cpl-Tunita.
«Ci sono stati coindagati - dice Wookcock - come il signor Maurizio Rinaldini (Rinaldi, ndr), il quale ha ammesso pacificamente... questo sistema di fatturazione... di questi soldi che rientravano in Italia... e che occorrevano alla Cpl, diciamo pure a Casari per delle spese, diciamo così, da fare in nero». Ecco allora che i due vecchi collaboratori, Casari e Rinaldi, prendono strade difensive diverse: l’ex presidente nega tutto, l’altro invece ammette e scarica le responsabilità. Ma le ammissioni di Rinaldi vengono confermate anche dal suo avvocato difensore, che domani porterà l’istanza di scarcerazione davanti al tribunale del Riesame, dopo che il gip Amelia Primavera aveva rigettato la domanda di misure alternative alla fine dell’interrogatorio di garanzia.
La disponibilità a collaborare potrebbe avere riscontri positivi per i singoli imputati, ma di certo non agevola la difesa compatta da parte dei vertici di Cpl, dopo che anche Nicola Verrini ha già avviato un percorso autonomo, iniziando a svelare qualche retroscena sui legami tra la coop di Concordia ed il mondo politico.
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