I pm: Simone voleva rifugiarsi in Tunisia
Per questo si è deciso di arrestarlo subito. Fotografato dai carabinieri mentre scambia buste con un altro degli indagati
Francesco Simone, il faccendiere di Cpl che è stato arrestato il 30 marzo e che una volta in carcere ha deciso di collaborare con i magistrati, voleva fuggire all’estero.
È quanto hanno scoperto i magistrati che conducono l’inchiesta sugli appalti a Cpl.
In recenti conversazioni, pochi giorni prima dell’arresto, Simone al telefono con interlocutori dalla parte di là del Mediterraneo annunciava la volontà di prendere casa a “Cartagine”, con la moglie e la famiglia. Di qui la sollecitazione dei magistrati al giudice delle indagini preliminari, perchè intervenisse con le misure cautelari.
Quella di Simone, su cui oggi è attesa la decisione del Tribunale del riesame, è considerata una figura centrale e controversa dell’inchiesta sulla Cpl.
Lo stesso Casari, nell’interrogatorio che ha reso al gip Primavera ha affermato di Simone che «è una persona problematica, con dei problemi. Ha sempre dei problemi di soldi, è un po’ lunatico, parla sempre anche di quello che non sa...».
Tuttavia Casari dice di Simone: «Però poteva essermi utile in un paese che di prospettiva considero importante, per tutta la quantità di gas che passa dalla Tunisia. L’avevamo interrotto questo contratto...». Non solo, dice che conosce tanta gente importante, quelli che poi sono andati alle assemblee di Cpl.
Singolarmente, negli atti e nell’interrogatorio di Casari non c’è quanto a Concordia trapela da qualche giorno, ovvero che nei confronti di questo manager Cpl fosse arrivata ad un contenzioso legale, conseguente all’interruzione del rapporto.
Il che potrebbe spiegare perchè Simone ha deciso di parlare ai magistrati.
Di certo si tratta di un personaggio controverso. Nel suo passato, prima di diventare il potente manager della Cpl con le tante conoscenze, ci sono multe e denunce (poi depenalizzate) per l’emissione di assegni a vuoto, con conseguenti divieti di emettere assegni, oltre ad altre amenità, come un patteggiamento a Latina con sospensione condizionale della pena per evasione delle imposte sui redditi o un decreto penale inerente l’immigrazione clandestina.
Francesco Simone, che ha 57 anni ed è originario di Mola di Bari, è accusato di avere riportato in Italia i fondi neri della Cpl, dopo averle emesso fatture di comodo per cifre esose.
Tra l’altro, risulta che i carabinieri lo abbiamo anche fotografato alcuni mesi fa mentre si scambiava le relative buste tunisne con un altro degli indagati vicini a Cpl, Bruno Santorelli.
Alberto Setti
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