Il totem anticamorra: «Non ho amici in Cpl e Iovine dice falsità»
Il senatore Diana: «Furono i commissari a incaricare la coop Conosco Casari ma non garantisco per lui e querelo il boss»
In molti lo considerano un totem anti-camorra solo perché Roberto Saviano gli ha riservato un posto d’onore in “Gomorra”, ma Lorenzo Diana, ex senatore Pd, si è guadagnato un ruolo scomodo soprattutto dopo 20 anni di battaglia ai Casalesi. È lui, racconta Roberto Casari, ad averlo convinto ad investire nella metanizzazione dell’agroaversano.
Senatore, si sente il padre putativo di Cpl nel Casertano?
«Mi sono fatto mandare tutti i documenti e nel 1997 i primi a firmare la delibera di incarico a Cpl furono i commissari prefettizi di Casal di Principe. In quel momento il Comune era stato sciolto per infiltrazioni. Poi fu la volta di San Marcellino e Villa Briano. Solo per quarti arrivammo noi di San Cipriano».
Quindi non è stato lei a spingere Cpl al sud?
«Per quasi vent’anni la concessione per il progetto di metanizzazione non aveva avuto sviluppi: era in mano ad un consorzio con due milioni di lire di capitale sociale, che doveva effettuare lavori per 35 milioni di euro. Aspettavano i soldi dello Stato mentre Cpl voleva effettuare il progetto con risorse proprie e comprò la concessione. Certo, non credo siano arrivati a bomba nelle nostre zone, avranno fatto ispezioni e valutazioni. Per me era una società seria con cui ho parlato a lungo durante i lavori, che ho apprezzato. Ora qui c’è il metano seppure arrivato in un modo che, alla luce degli ultimi eventi, appare triste».
Casari, subito dopo le rivelazioni del boss Iovine, la cercò. Vi siete mai parlati?
«Mi lasciò un messaggio in segreteria per invitarmi alla presentazione del bilancio Cpl. Non ho sentito quel messaggio, l’ho scoperto dopo. Ma a parte un paio di contatti impersonali non ci siamo più visti».
Quindi non siete amici?
«No, Cpl ha fatto un lavoro che ho apprezzato, togliendo ad un potentato locale il monopolio del metano. Si figuri che a San Cipriano ha affittato una sede da un consigliere di Forza Italia nonostante una persona vicina a noi offrì i suoi locali».
Eppure Iovine dice che lei ha partecipato alla spartizione dei subappalti a San Cipriano.
«Ma secondo lei avrei indicato un’impresa di un consigliere del centrodestra come poi è avvenuto?».
E allora perché il boss parla di lei a più riprese?
«L’ho querelato per calunnie. Anzi, ho anche chiesto ai magistrati che indagano su quell’appalto di essere ascoltato perché ho molte cose da raccontare. Magari ricorderò che il capo di Iovine, Sandokan Schiavone, mi sferrò un violento attacco a mezzo stampa durante la sua carcerazione ad Ascoli e anche nei vari dibattimenti ha sempre usato parole di forte antagonismo nei miei confronti. Come potrei aver partecipato ad un tavolo con coloro che avevano anche in progetto un attentato per ammazzarmi? Secondo Iovine io avrei trattato con loro nel 1997 nonostante dal 1995 vivessi sotto tutela perché mi ero schierato contro la camorra. E non va scordato che dal 1999 il suo capo mi ha indicato come un nemico in tribunale: Schiavone si sarebbe comportato in quel modo se avessi fatto affari con lui o patti occulti? Sono falsità per screditarmi».
Quindi Cpl come avrebbe gestito i subappalti?
«Potrebbe essere, ma non sono io a doverlo accertare, che Antonio Piccolo sia stato il collegamento con la criminalità del posto. Lui si vantava di essersene andato dal Casertano per prendere le distanze dalla camorra e lui lavorava già con Cpl a Modena. Sarebbe inaccettabile che la coop di Concordia abbia scelto di fare accordi con i Casalesi, ma ritengo poco credibile che si sia seduta al tavolo con i capiclan. È anche vero che chi pensa che ai quei tempi le aziende non pagassero il pizzo vive sulle nuvole. Sarebbe una sprovveduto, ma poi bisogna capire se si è soltanto vittime o c’è consapevolezza e contiguità con i criminali. Per me Cpl era una società seria, ma i subappalti non potevamo controllarli».
Francesco Dondi
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