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Stefano Ascari: «La mia vita? È a fumetti»

di Laura Solieri
Stefano Ascari: «La mia vita? È a fumetti»

La storia di Stefano Ascari già a 10 anni disegnatore e autore di sceneggiature

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Oggi la nostra rubrica incontra Stefano Ascari, di giorno direttore artistico dell'agenzia Intersezione, autore di sceneggiature e accanito lettore di fumetti di notte «anche se dopo l'arrivo di Olivia ed Emilio, i miei due pupi, la cosa è diventata un po' più complessa» sorride Stefano, che ha fatto anche della propria passione per il fumetto un lavoro.

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«Ho iniziato per caso - ci racconta - Un giorno mia madre mi portò a una conferenza sul fumetto, avevo 10 anni. A fine incontro presi il coraggio a due mani e feci una domanda a Fulvia Serra, l'editrice di Corto Maltese, la storica rivista della Rizzoli. Dopo qualche mese trovai la mia domanda su una fanzine che leggevo e stimavo tantissimo: c'era un reportage sull'incontro e alla fine si leggeva “un giovane spettatore chiede”. Entusiasta, telefonai alla redazione che era a Modena, dietro casa mia, su viale Amendola. Ho iniziato così a scrivere qualche recensione, poi, nel contesto della redazione di Marvel Series (così si chiamava la fanzine), conobbi Graziano Giovenzana di “Casablanca” e Massimo Bonfatti. Ho scritto un po' di storie e strisce di Cattivik e di storie per Casablanca e ho sospeso il tutto quando mi sono trasferito a Milano per l'università».

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Nel 2000, a un concerto di Manu Chao, Stefano conosce meglio Christian Cornia, un disegnatore di Vignola che all'epoca stava iniziando a muoversi come professionista e da quel momento non ha più smesso. «Ho esordito con “David” insieme a Andrea Riccadonna per le Edizioni BD al quale è seguito “Shutter Island” sempre con lo stesso disegnatore e l'avventura di “Mytico!” con Corriere della Sera. Da allora ho collaborato con Diego Cajelli sulla miniserie “Long Wei” e su altri progetti, oltre a curare gli adattamenti delle opere liriche di Verdi per la Fondazione Teatro Comunale di Modena con Buffagni, Pagliaro e Riccadonna come disegnatori». L'Opera raccontata attraverso i fumetti: come è? «Con un occhio critico verso la storia e la durezza dello scrittore di gialli (che non sono). Le opere liriche sono oggetti molto strani dal punto di vista narrativo. Sono complesse e regolate da ritmi che sono più quelli del canto che quelli del racconto. L'obiettivo finale rimane però quello di dare ai lettori una storia godibile, un'interpretazione non banale e un buon fumetto». Stefano racconta di Casablanca, una parentesi felice della sua crescita umana e lavorativa: «Dietro c'è stato il grandissimo amore di Graziano Giovenzana che è riuscito a tenere insieme teste diverse e caldissime e a portare in edicola, pur con mille difficoltà, diversi numeri di qualità secondo me altissima. Era un laboratorio, sperimentavamo liberamente: io poi ero il più piccolo e l'unico sceneggiatore, una via di mezzo tra un jolly e una mascotte. Purtroppo però l'iniziativa è rimasta molto isolata come d'altra parte tutto quello che è legato al fumetto in questa città. Abbiamo “avi” illustri, c'è la Scuola Internazionale di Comics a Reggio Emilia eppure a Modena un discorso strutturato sul fumetto non è mai stato fatto. Episodi isolati ce ne sono stati, ma non si è mai creato un vero e proprio humus fertile per questa professione che oggi, credo, ha molto da offrire. Essere fumettista oggi significa trovarsi in un contesto dove creatività e idee si sprecano e dove gli stimoli all'internazionalizzazione sono fortissimi - conclude Ascari - Paradossalmente alcuni dei miei più cari amici nell'ambiente li ho conosciuti durante le trasferte alla fiera francese di Angouleme, meta immancabile di chi vuole proporsi all'estero in questo mestiere».

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