Gazzetta di Modena

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«Una tesi su Don Zeno: così ricordo le mie radici»

di Serena Arbizzi
«Una tesi su Don Zeno: così ricordo le mie radici»

«Mia madre è stata allevata da mamma Nina ed io ho voluto raccontare i rapporti e gli aneddoti che hanno segnato la vita dei quattro fratelli Saltini»

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Un lavoro intenso, nel quale la ricostruzione storica si fonde con ricordi personali e squisitamente biografici, con l’emozione di riscoprire le proprie radici e, allo stesso tempo, con la stesura di un profilo rigoroso di personaggi tanto importanti, quanto carismatici della storia di Carpi e non solo. Patrizia Tosi fa l’insegnante di religione alle scuole Rodari, San Paolo e Boschi a Modena e, a coronamento del percorso di studi all’istituto superiore Ferrini di Scienze Religiose, ha scelto un tema che sta molto a cuore a tanti carpigiani. La tesi di Patrizia indaga infatti i rapporti esistenti fra quattro fratelli di una famiglia speciale per la città: i Saltini. In particolare, si sofferma su don Zeno, fossolese, carismatico fondatore della comunità di Nomadelfia, che accoglie migliaia di ragazzi, tra i quali anche il noto fotografo di moda Beppe Lopetrone scomparso qualche anno fa. Insieme a don Zeno, la tesi analizza la sorella Marianna, detta Mamma Nina, fondatrice della Casa della Divina Provvidenza, che ha cresciuto e aiutato oltre mille giovani, e dei fratelli don Vincenzo e Anita, divenuta poi suor Scolastica. Fulcro della tesi è il rapporto fra i quattro fratelli della famiglia Saltini che hanno scelto una strada religiosa, e la madre, Filomena: una prospettiva inedita. E il lavoro di Patrizia non è casuale, ma frutto di un cammino che germoglia in lei sin dalla nascita. «Mia mamma è stata dai 5 ai 19 anni da Mamma Nina – esordisce Patrizia – Poi, a 19 anni si è sposata e a 21 mi ha partorita. I rapporti, poi, sono continuati nel tempo e io mi sento una nipote spirituale di Mamma Nina. Nella mia scelta di effettuare la tesi sulla famiglia Saltini mi sono imbattuta in alcune coincidenze curiose. Ad esempio, io e mio marito Fabrizio, qualche mese fa stavamo passeggiando al parco Amendola a Modena. Ad un certo punto, una signora si avvicina e si mette a parlare con noi. Le raccontiamo del progetto di fare la tesi su don Zeno e la signora risponde: “Sono sua nipote”. Si trattava di Giovanna Neri, discendente di don Zeno e Mamma Nina, che ci ha messi in contatto con il prof . Antonio Saltini, a sua volta nipote di don Zeno, biografo e profondo conoscitore del fondatore di Nomadelfia, con il quale lavorò a stretto contatto dal 1962 al 1966. Altra coincidenza: quando ho iniziato a fare l’insegnante, il mio primo incarico è stato a Carpi… Inoltre, il mio legame con i Saltini si è allargato dalla Casa della Divina Provvidenza, fino a Nomadelfia dove, all’età di 12 anni, sono stata per un mese con mia mamma e mio fratello. Successivamente, a 19 anni, ho sentito l’esigenza di ritornarvi per condividere la vita di comunità. Poi, è capitata l’occasione della tesi, che sto portando avanti insieme al mio relatore, con il quale dovrei ultimare il lavoro. Oltre a Mamma Nina e don Zeno ho scoperto altri due fratelli, don Vincenzo e Anita, e il loro rapporto con la madre, Filomena». Mamma Filomena era il filo rosso che univa quattro fratelli dal forte temperamento. Lavorava tanto, ha vissuto una vita dura, tra la famiglia numerosa e l’impegno in campagna, ma questo non le impediva di esercitare una profonda amorevolezza nei confronti dei suoi figli. «Dallo studio emergono anche le profonde differenze caratteriali tra i quattro fratelli – prosegue Patrizia – i momenti di contatto fra loro sono stati diversi. Ricordo, in particolare, l’anno di coabitazione tra Mamma Nina e don Zeno a San Giacomo Roncole, frazione di Mirandola, dove don Zeno ha fondato l’Opera dei Piccoli Apostoli, dedita all’accoglienza degli orfani di guerra e dei bambini abbandonati. Anno che culminò con una frase di Mamma Nina, la quale mandò a dire a don Zeno: “Ditegli bene che deve parlare meno e pregare di più”. Una battuta che però non scalfì il grande amore che regnava nella famiglia», conclude Patrizia. La discussione della tesi è prevista per l’estate.

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