«Evasione e appalti: ecco cosa si può fare nell’area modenese»
Zavatti: «Legge di iniziativa popolare e più poteri a enti locali Perché in queste zone 2.500 hanno residenza all’estero?»
Il recente Rapporto nazionale 2014 della Guardia di finanza su evasioni, illeciti finanziamenti e lavoro irregolare ha offerto lo spunto alla Cgil di Modena per fornire una serie di proposte su questi problemi ritenute efficaci per la realtà modenese. Franco Zavatti di Cgil Modena, coordinatore legalità e sicurezza di Cgil regionale, interviene con una lunga nota, in cui premette che «il Rapporto non va strumentalizzato. Basta leggerlo con attenzione, per intero, e trarne gli stimoli che suggerisce».
«La Cgil - sostiene Zavatti - almeno su un paio di filoni insiste da tempo sia a livello nazionale che locale per interventi urgenti. Sul tema appalti - subappalti il Rapporto è duro e crudo e ci conferma un quadro di estese anomalie e irregolarità accompagnate dalle crescenti e connesse corruzioni. Più di un appalto su tre, emerge dal Rapporto, è stato assegnato con illeciti nel 2014. Sul complesso dei lavori controllati e corrispondenti a un valore di oltre 4,6 miliardi, si sono verificate assegnazioni irregolari per quasi 1,8 miliardi, cioè il 39% del volume totale d'affari. Tale percentuale non riguarda la realtà emiliano-romagnola, ben più sana e regolare. Ma se accostiamo questo dato a quelli delle colonne successive del Rapporto della Finanza, relative al lavoro sommerso ed evasione contributiva, le tinte fosche si aggravano anche per i nostri territori. L'Emilia-Romagna conclude il 2014 con una media del 53% di ispezioni nei posti di lavoro con irregolarità accertate, e al 4° posto nazionale per volume di sanzioni, e con il "podio regionale" così assegnato: Parma col 66%, Reggio Emilia col 65%, Modena col 62%».
«Ribadiamo l’importanza della legge di iniziativa popolare lanciata da Cgil per una riforma della normativa sugli appalti. Già sono state raccolte in questa regione quasi 30.000 firme e c’è tempo sino a fine aprile per firmare presso le sedi sindacali. Le pesantissime inchieste di questi ultimi mesi e settimane, da Aemilia alla Cpl, confermano l'assoluta necessità di spingere questa riforma legislativa».
«Per quanto riguarda il contrasto alla evasione fiscale, è più che significativo il dato che emerge dal Rapporto della Guardia di finanza, con gli oltre 21.000 soggetti tra evasori totali o responsabili di gravi reati fiscali, che si beffano di chi lavora e paga le tasse per i servizi dello stato sociale. Ricordiamo il caso emblematico, solo un mese e mezzo fa, del sequestro di beni per un milione di euro a due imprese sassolesi del settore ceramico, per aver frodato il fisco e le ritenute fiscali ricavate dalle buste paga dei loro lavoratori dipendenti. Per non ripetere le proposte che il sindacato nazionale sostiene per una lotta più efficace ai reati fiscali, ci soffermiamo su alcuni nodi territoriali, altrettanto decisivi».
«Decisivi, per non delegare in toto questa battaglia di equità e democrazia civile al sacrosanto lavoro dei finanzieri, che sarebbe già un buono risultato se scoprissero, oltre ai 26 di Ferrara, gli altri emiliani e i modenesi, compresi fra quei 7.499 evasori in Svizzera della "lista Falciani", di due mesi fa e che non va dimenticata. Nei territori si deve puntare di più sul ruolo prezioso dei Comuni e sulla più stretta collaborazione con le Agenzie delle Entrate, nella partita anti-evasione. Già il Governo ha fatto un passo indietro, oltre ai tagli diretti sui bilanci comunali, abbassando dal 100% al 55% la "quota di restituzione" ai municipi di quanto recuperato grazie alle segnalazioni antievasione partite dagli enti locali. Non si capisce perché norme ancora antiquate consentano ai Comuni di accedere solo ai dati fiscali delle persone fisiche e non delle imprese, a parte quelle in fallimento. È necessario andare presto alla costituzione di Uffici Unici a livello delle Unioni comunali per la riscossione e l'antievasione; costituire gruppi di attività-task-force intercomunali dedicati a un più efficace lavoro sull'antievasione, con più stretti sistemi di incrocio dei tanti dati disponibili nei diversi settori delle amministrazioni locali, oggi ancora poco integrati. Le attività e conoscenze delle Anagrafi, degli Uffici Tributi, come delle Polizie municipali, non sempre si integrano facilmente con gli Uffici tecnici degli stessi Comuni, per incrociare i dati su imprese, appalti, cantieri, movimenti immobiliari e di aree, a volte vendute e non dichiarate; poi garantire la piena ripresa della attività dell'Osservatorio Provinciale Appalti; costituire un Coordinamento provinciale fra tutti gli Enti pubblici per rinforzare le attività previste e obbligate dalle recenti norme anticorruzione. In particolare, con l'obiettivo urgente di sostegno per gli enti medio-piccoli. Il ruolo dei governi locali va meglio e di più coinvolto. Se non altro per capire quanto sia credibile la "povertà diffusa" da queste parti, se solamente 2.509 modenesi dichiarano redditi superiori ai centomila euro e se circa altrettanti hanno residenze all’estero e a San Marino».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
