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Landi finisce in minoranza Fondazione nella bufera

di Davide Berti
Landi finisce in minoranza Fondazione nella bufera

Nomine Unicredit: il presidente tenta fino all’ultimo di difendere Calandra ma in cda non passa. Fuori anche Trombone, ora il favorito è Cesare Bisoni

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È stata, senza dubbio, la giornata più lunga della Fondazione Cassa di Risparmio della gestione Andrea Landi. Nemmeno gli attriti col vicepresidente Massimo Giusti quando ci fu da eleggere il presidente cinque anni fa sono paragonabili. Nemmeno le difficoltà sul cantiere Sant’Agostino. Già, perché ieri la benemerita Fondazione, quella che permette al Comune e ad una buona fetta della città di sopravvivere con i suoi contributi, ha rischiato di cadere, col presidente Andrea Landi vicino alle dimissioni e, come prevedibile, messo in minoranza dal suo consiglio di amministrazione sulla scelta del nome da indicare per la lista di Unicredit. La nomina più difficile, quella più delicata, la più attesa dei cinque anni. E qui la Fondazione si è di fatto spaccata come non mai e ciò che succederà da qui all’autunno, quando ci sarà il rinnovo dei vertici, terrà conto di questo nuovo scontro manifesto tra politica e università.

Se fosse stato un film ci sarebbe stato l’imbarazzo della scelta: subito sembrava di assistere ad una versione riveduta e corretta di “Tutti gli uomini del presidente”, ma ne erano rimasti ben pochi. Poi, mano a mano che le ore passavano - più di dodici risulteranno alla fine - la vicenda ha assunto i contorni di “Tutto in una notte”, con la Fondazione di Modena impegnata a trovare una mediazione coi cugini bolognesi per proporre un nome in modo unanime per il board di Unicredit.

La certezza era rappresentata da un consiglio di amministrazione scoppiettante che avrebbe messo in minoranza il presidente Andrea Landi. E così è stato. Provando a riproporre il nome di Vincenzo Calandra Buonaura il presidente ha incassato il «no» di quattro consiglieri su sei (sette col presidente): Massimo Giusti, Remo Mezzetti, Romano Madrigali e Roberto Guerzoni, che in Fondazione è sinonimo di Gian Carlo Muzzarelli. Il loro nome era quello di Domenico Trombone, commercialista e già ai vertici di Carimonte Holding, sul quale però Bologna - che decide con Modena questa partita - ha posto il veto.Landi ha provato a fare quadrato con Ermanno Galli e Stefania Cargioli ancora su Calandra, ma non sono bastati. Messo in minoranza, ha provato la strada del consiglio di indirizzo, convocato d’urgenza, Consiglio che non ha votato alcun documento e che non ha nemmeno finito le sue valutazioni dal momento che, sul più bello, è venuto a mancare il numero legale. Anche questo un altro segno chiaro contro il presidente che per il momento ha escluso la strada delle dimissioni. Un confronto durato ore, dalle 11 del mattino a pomeriggio inoltrato, quando, dopo discussioni accese, ha prevalso la terza via. Provare a trovare una mediazione che potesse mettere d’accordo tutti, politica, università e territorio. Sono emersi diversi nomi e, al momento, il più accreditato, sembra essere quello di Cesare Bisoni: professore di Economia, già ai vertici di Unicredit da anni, è il favorito per confezionare una mediazione che comunque non basterà a risolvere una crisi profonda nel governo della Fondazione Crmo, destinata a lasciare strascichi.

@dvdberti

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