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Quote pubbliche Hera Smeraldi: «Giù le mani»

di Marco Pederzoli
Quote pubbliche Hera Smeraldi: «Giù le mani»

Vignola. Il primo cittadino interviene nel dibattito sulla vendita delle azioni L’appello: «Votate contro modifiche dello statuto e nuovo patto di sindacato»

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VIGNOLA. Giù le mani dalle quote pubbliche di Hera. È quanto è intenzionato a chiedere il sindaco di Vignola e presidente dell’Unione, Mauro Smeraldi, non solo ai consiglieri Pd dell’Unione, ma a tutti i consiglieri e comuni della provincia di Modena, che proprio in questi giorni andranno a deliberare sulla vendita di azioni pubbliche Hera.

«Cari colleghi – scrive - il percorso e l’esito dei due referendum per la pubblicizzazione dell’acqua e per i servizi pubblici locali, nell’anno 2011, ai quali molti di voi hanno partecipato, rappresenta un raro esempio di effettiva partecipazione dei cittadini alla vita politica del nostro Paese. Ben diverso da quello delle ultime elezioni regionali, disertate dai cittadini emiliani. Di fronte a queste situazioni voi volete con un semplice voto nei consigli comunali cancellare la volontà di tanti milioni di cittadini che si sono espressi per la pubblicizzazione del bene comune acqua?».

Smeraldi invita a riflettere su alcuni contenuti del dibattito. Risponde ad esempio al capogruppo del Pd modenese, Paolo Trande, che aveva dichiarato che «il 51% non esiste più e non per nostro volere, faremo di tutto per vendere il meno possibile di azioni, mentre altri venderanno molto di più». «Intanto - replica Smeraldi - non è vero che il 51% non sia più difendibile, ma soprattutto è stupefacente che si affermi che noi modenesi siamo più bravi di altri perché vendiamo meno azioni. È evidente che nel momento in cui la logica diventa quella della vendita non esistono più limiti, se non quelli minimali (38%) previsti dal patto di sindacato di cui si propone la sottoscrizione. Patto che verrà sottoscritto anche dai Comuni che, nell’immaginario di Trande, sono meno virtuosi perché venderanno più azioni. Trande dichiara che la vendita è utile perché con il ricavato, escluso dal patto di stabilità, si potranno costruire due scuole. Ma scusate: il patto di stabilità è un vincolo così importante che va comunque osservato o è superabile? E se fosse superabile non sarebbe più semplice chiedere al governo di sottrarre le spese per l’edilizia scolastica senza dover svendere beni comuni per poi finanziarla? Non siamo di fronte all’ennesimo ricatto nei confronti dei Comuni? Hera sarà in realtà sempre più controllata da grandi soggetti finanziari, i grandi fondi che sono già nell’azionariato. Vi lancio un appello: votate contro le modifiche statutarie di Hera e il nuovo patto di sindacato».

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