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Serri: «Fusioni? Percorso necessario»

di Daniele Montanari
Serri: «Fusioni? Percorso necessario»

La consigliera regionale apre alla proposta del sindaco di Polinago. «La scelta porterebbe maggiori risorse e risparmi»

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«Il percorso che può portare a una fusione è complesso, ma va affrontato». Così la consigliera Pd Luciana Serri, rappresentante della montagna modenese in Regione, apre all’idea lanciata dal sindaco di Polinago Gian Domenico Tomei, secondo cui è tempo di guardare oltre all’Unione del Frignano per procedere alla fusione dei Comuni, come sta accadendo nella Bassa tra Cavezzo, Medolla e San Prospero. Tomei ha già avviato un confronto con i sindaci che nel bolognese e nel reggiano hanno compiuto o stanno compiendo questo tipo di scelta, specificando che per Polinago i centri di riferimento sarebbero Lama Mocogno, Serramazzoni e Pavullo.

«È presto per parlare di quali paesi – osserva la Serri – ma l’idea va approfondita. La Regione incentiva le fusioni e una scelta di questo tipo porterebbe più risorse sul territorio. E altre risorse arriverebbero dai risparmi di spesa legati a un’operazione che semplifica anche la macchina burocratica, con benefici diretti per i cittadini. Però devono essere loro stessi a rendersi conto delle possibilità, per questo è necessario un percorso da affrontare a stretto contatto con il territorio». Il sostegno “dal basso” è fondamentale per un processo che ha un ultimo atto rimesso alla volontà popolare. «La legge – ricorda - prevede che siano le comunità locali ad esprimersi con referendum: non è un percorso obbligato, ma una proposta».

Certo, sarebbe una vera rivoluzione in ambienti come quelli di montagna, dove il campanilismo è ancora molto forte. «Ma io credo – nota - che in realtà la fusione sia ciò che salvaguarda le identità territoriali: avere più risorse a disposizione significa poterle investire per la salvaguardia delle realtà locali. Va ricordato anche che la montagna è un territorio con debolezze maggiori della pianura, con superfici ampie e densità demografiche contenute. Se nella Bassa si è avviato un percorso del genere, a cui va tutta l’approvazione della Regione, non vedo perché non si possa farlo anche qui».Rimane imprescindibile però prima la costruzione di un’Unione del Frignano completa nel suo profilo. «La fusione non esclude l’Unione, anzi, rappresenterebbe eventualmente al suo interno un elemento di semplificazione: invece di essere dieci, i Comuni diventano meno, rendendo più immediati i rapporti». Tomei parlava di un processo anche di una decina d’anni per arrivarci. «Forse si può fare anche prima – chiosa la Serri – la Regione offre un apposito servizio di supporto. Però servono convinzione e condivisione».

Il tema intanto da Polinago è già passato a Pavullo, dove giovedì sera alla votazione del bilancio 2015, il capogruppo di maggioranza Leo Lo Russo ha sottolineato che per il futuro «bisogna anche ipotizzare fusioni, valutando le dimensioni possibili, rispettosi delle abitudini e della partecipazione democratica».

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