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«È assurdo spostare il Sert in periferia»

«È assurdo spostare il Sert in periferia»

Chiara Gabrielli dell’Ausl dice no al trasferimento della struttura: «Non aiuta le persone in cura»

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«Il Sert in via Nonantolana? Ma se non si trova nemmeno su Google Maps». Chiara Gabrielli, dirigente medico del Servizio Dipendenze Patologiche dell’Ausl, s’oppone alla decisione di traslocare dal centro di Modena. «La filosofia del servizio prevede di stare dentro la città - ha aggiunto Gabrielli - in via Nonantolana siamo fuori. C’è qualcuno che si lamenta della nostra presenza in via Sgarzeria? Ci dica che non ci voglia qui e chi sia. Abbiamo cercato il luogo su internet e non si trova nemmeno su Google Maps». Il trasloco è previsto per febbraio 2017. L’azienda sanitaria locale avrà a disposizione per quarant’anni un’area di 1.104 metri quadri, alla periferia della città. Il Comune riceverà quarantamila euro all’anno durante il periodo, per poi poter riottenere la struttura (mobili e strumentazioni esclusi). «Se un servizio non è prossimo e non è integrato - ha ripreso la dottoressa - di che cosa stiamo parlando?». Il problema, secondo Chiara Gabrielli (e non solo) riguarda una concezione di percepire gli utenti. «C’è un’idea antica di tossico - ha spiegato - anche da parte di qualche medico. Tra i nostri pazienti ci sono persone comuni, anche benestanti. Mettiamo l’etichetta di “tossici” anche a loro? Altri medici invece sono contrari allo spostamento. Ora stanno arrivando anche i pazienti e chiedono cosa sia questo discorso dello spostamento. Alcuni non sanno come arrivare. Sono in cura, ma non sono certo stupidi». In pratica, in quest’ottica è come se si continuasse a scrivere con la macchina da scrivere, mentre c’è ormai la tecnologia digitale. «Con la differenza - ha aggiunto l’intervistata - che c’è in gioco la salute dei pazienti. La decisione di andare in via Nonantolana è contro il nostro mandato e contro l’evidence based medicine (la medicina basata su prove d’efficacia)». L’esempio fatto da Gabrielli lascia pochi margini di dubbi. «Se dovessero dirci di fare i ghetti dimostrando che così i pazienti guariscono - ha concluso la dottoressa - allora per me non ci sarebbe alcun problema. Fino al caso contrario per me così non funziona». La decisione di spostare il servizio in via Nonantolana è stata decisa dal Consiglio comunale, con l’unica opposizione da parte del Movimento 5 Stelle. Per i pentastellati poteva essere una soluzione la zona in via Monte Kosica prima destinata al nuovo Sigonio.

Gabriele Farina

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