La Procura: le transenne c’erano «Per ora non ci sono indagati»
Il pm Imperato ha già acquisito il rapporto dei carabinieri che contiene i documenti del Comune Confermate l’ordinanza di divieto di passaggio e la presenza di sbarramenti: sono stati aggirati?
CASTELFRANCO. Morire dentro un’auto intrappolata in una pozza in fondo a un sottopassaggio non comporta per forza un reato di terzi. Soprattutto considerando che il Comune aveva emesso un’ordinanza e aveva anche fatto mettere transenne che sono state poi spostate o aggirate.
È una costatazione amara e sgradevole, sicuramente difficile da accettare per chi ha perso un proprio caro, ma risulta fondata ed è portata attualmente avanti dalla Procura sulla tragica fine di Antonio Benedetti, il 77enne di Brodano morto dentro la sua auto sommersa dal laghetto profondo 180 centimetri, nel suo punto più alto, sotto il cavalcavia di via San Donnino a Castelfranco.
Nel fascicolo aperto dal pm Marco Imperato per ora non ci sono né reati ipotizzati né indagati ma un rapporto iniziale accurato presentato dai carabinieri di Castelfranco per dare una prima ricostruzione dell’accaduto e fornire una documentazione per impostare le indagini.
Certo, il caso resta comunque complesso e questa posizione è da considerare solo l’inizio di un accertamento che non finisce qui: come confermato ieri mattina dal procuratore Lucia Musti, si attende ora l’accertamento autoptico esterno sul corpo del povero pensionato vignolese per capire l’esatta causa del decesso e quindi procedere ulteriormente nelle verifiche.
E se non ci sono per ora indagati, questo succede perché il Comune di Castelfranco ha fornito la documentazione che indica chiaramente che quella zona era interdetta da un’ordinanza del sindaco Stefano Reggianini perché pericolosa e che nessuno era autorizzato ad attraversarla.
Resta il mistero delle transenne. Erano sufficienti per dissuadere dal passaggio? Erano posizionate in modo chiaro? E se sì, sono state spostate o dribblate, come si sospetta? Infine, le transenne erano in ogni caso una misura adeguata per far capire a chi passava la pericolosità di quel punto, alla fine della discesa sotto il ponte, sommerso dalle acque da febbraio, come ha spiegato ieri a Sky il sindaco in un’intervista.
L’accertamento esterno della Medicina legale servirà poi a chiarire se è fondata una voce che circola in queste ore e sulla quale è impossibile dare un giudizio: che Benedetti non sia morto annegato, ma per un malore causato dal panico del momento. L’anziano, che aveva oltretutto problemi deambulatori a causa del diabete, si è accorto di essere rimasto intrappolato nell’auto sommersa nell’acqua fangosa. Si è sicuramente liberato della cintura perché è stato poi trovato immerso nell’acqua dentro l’abitacolo ma non allacciato al sedile. Come sia entrata l’acqua dentro il mezzo, andrà chiarito in una successiva indagine tecnica. Secondo queste voci, a un primo sguardo l’acqua non sarebbe dunque stata trovata nei polmoni della vittima e quindi è possibile che Benedetti sia morto per l’angoscia o lo spavento restando, dopo il decesso, immerso nell’acqua. Ma, come detto, è un’ipotesi da prendere con le molle che sarà appunto l’anatomopatologo incaricato dalla Procura a sciogliere nelle prossime ore.
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