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Landi: «Grave danno, mi rimetto ai consiglieri»

di Davide Berti
Landi: «Grave danno, mi rimetto ai consiglieri»

Il presidente medita le dimissioni poi decide di affidarsi agli organi di governo per «ricercare soluzioni adeguate ed equilibrate nell’interesse dell’ente»

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Il giorno dopo la tempesta della quiete nemmeno l’ombra.

Si era andati a letto con la quasi certezza della nomina di Cesare Bisoni in Unicredit, in nome della mediazione, e ci si è svegliati con un Andrea Landi, il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, più fuori che dentro all’ente che ancora rappresenta. Dimissioni meditate per tutta la mattina, poi la lettera scritta ai consiglieri di indirizzo e di amministrazione, ai quali, di fatto, chiede un pronunciamento ufficiale sul suo operato. Nessun gesto politicamente clamoroso nell’immediato, ma piuttosto un nuovo muro che porterà nuovi conflitti. Come lui stesso definisce la vicenda nelle sue dichiarazioni, affidate ad un comunicato scritto arrivato nel pomeriggio di ieri: «Il conflitto venutosi a creare in Fondazione tra il mio ruolo di Presidente e parte dei componenti il Consiglio di Amministrazione, ha determinato un grave danno di immagine a un ente che in questi 10 anni ha operato con trasparenza, capacità progettuale ed efficienza. Il danno riguarda anche l’attività svolta dalle due Fondazioni di Modena e Bologna in Carimonte, con evidenti riflessi sui rapporti da questa intrattenuti con Unicredit».

Sulla brutta figura nessuno ha dubbi. Ma è lo stesso Landi ad ammettere che la crisi di governo che si è creata non dipenda soltanto da un nome: «È grave infatti che il conflitto si sia incentrato sul tema della nomina del rappresentante della banca mettendo in discussione l’azione che un Presidente tradizionalmente svolge. Ritengo che tale attività sia stata realizzata in maniera ponderata e opportunamente riservata, tenendo nella dovuta considerazione le esigenze manifestate dalle due Fondazioni socie di Carimonte, al fine di scegliere una persona autorevole e qualificata».

Landi scrive nero su bianco come il problema del rinnovamento non sia mai esistito: «Pretestuosa si è quindi rivelata la contrapposizione tra rinnovamento e conservazione delle cariche, come dimostra la soluzione emersa dal Consiglio di Carimonte, su indicazione della Fondazione di Modena - e dal sottoscritto particolarmente apprezzata - che ha individuato in Cesare Bisoni la persona capace di unire un’importante esperienza, maturata nel gruppo Unicredit, a una solida competenza in campo bancario, riconosciuta da entrambe le Fondazioni».

Solo nelle ultime righe arriva alla questione personale, che però mette in discussione tutto: «La sfiducia manifestata dal Consiglio di Amministrazione nei confronti della mia attività apre una prospettiva di incertezza nel governo della Fondazione che sottoporrò alla valutazione degli Organi di Governo, con l’intento di ricercare soluzioni adeguate ed equilibrate nell’interesse della Fondazione». Quali saranno queste soluzioni? Il consiglio di indirizzo, che ha nel suo nome un chiaro intento consultivo, sarà in grado di trovare una mediazione su questo aspetto? E quale sarà il comportamento di un cda spaccato fino al midollo? Landi butta la palla nell’altro campo ma è difficile pensare che sia un tiro di un avversario a decidere il match. Perché il pallino del gioco, in questa situazione, lo ha sempre in mano il capitano. Che dovrà decidere cosa fare. E questa volta il nome della disputa non sarà quello di Calandra, ma quello dello stesso Landi.

@dvdberti

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