MODAINMO
Mary Ator: ago, filo e creatività
Anna Maria Rota disegna e realizza a mano i propri modelli. In giugno una sfilata in Santa Chiara
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di Maria Vittoria Melchioni
«Vestirsi non è solo coprirsi» questo assioma è il motto che Mary Ator, al secolo Annamaria Rota, giovane stilista - «Aspetta un attimo: stilista? Modellista! Ci tengo molto. Cucio tutto a mano io» - giovane modellista modenese, vorrebbe che entrasse nella mente di chiunque crede che gli abiti e la moda siano una cosa da sottovalutare. «Gli abiti sono pura espressione della nostra personalità. Se ci va bene qualsiasi cosa, senza operare un minimo di scelta, senza porsi nessuna domanda, sottostando alle leggi dell'omologazione, allora mi chiamo fuori: questo non è il mondo come lo intendo io». Determinazione e carattere di certo non mancano a Mary sin dall'inizio quando, all'età di 4 anni, disegna la sua prima collezione completa: «Oscena!» (ride, ndr).
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Com'è nato questo stretto legame che hai con la moda? «Ho sempre amato disegnare. In famiglia sono tutti avvocati e quindi non hanno mai preso sul serio questa mia vocazione. "Non è un vero mestiere" me lo sarò sentita ripetere milioni di volte, e ho quasi finito per crederci tant'è che mi sono iscritta a Scienze Politiche, ma invece di concentrarmi sul diritto disegnavo mani, visi ...così ho lasciato tutto e mi sono iscritta alla L.A.B.A. di Rimini (Libera Accademia di Belle Arti) e allo stesso tempo anche al corso serale di sartoria e modellistica che si tiene qui da Modena che mi ha dato una formazione più completa. Ho approfondito molto la storia del costume, della fotografia (altra mia grande passione), ho consultato gli archivi con le sfilate del passato non solo dei grandi stilisti. Insomma, mi sono data molto da fare, perchè sono fermamente convinta che non si possa improvvisare nel fare questo mestiere».
A proposito: che ne pensi di tutte queste celebrities o blogger che disegnano linee da un giorno all'altro?
«Sono straconvinta che non disegnino loro, ma che ci sia qualcuno che lo fa al posto loro e che a loro non resta che approvare o meno i bozzetti. Un altro lato del fashion system che non amo. E' solo business».
La moda è davvero una cosa seria per te.
«Non potrebbe essere altrimenti. Vorrei davvero dare il mio contributo al miglioramento della società attraverso la moda. Sogno di aprire un mio atelier nel quale insegnare a tagliare e cucire alle ragazze meno fortunate, che hanno avuto dei passati pesanti e che possono avere il loro riscatto attraverso la creazione di abiti che renderanno felici altre donne. Ho così tanta passione e ricevo così tanta soddisfazione nel creare che vorrei che tutti provassero quello che provo io».
Essere modellista potrebbe aprirti le porte di importanti atelier: siete una sorta di panda in via di estinzione nel fashion system.
«Se le maison italiane sono costrette a chiamare nei propri uffici stile, sarti e modellisti stranieri lo devono solo all'enorme errore che stanno facendo le scuole professionali che non preparano più realmente ad un lavoro. Tutti vogliono diventare stilisti e si sentono già arrivati con un diploma in tasca, quando non sanno nemmeno attaccare un bottone. Bisognerebbe fare un passo indietro, sentirsi sempre desiderosi di imparare, e avere tanto spirito di sacrificio, che ora manca del tutto».
I tuoi progetti per il futuro? «Il 14 giugno sfilerò grazie a Modenamoremio all'ex caserma Santa Chiara. Porterò in passerella tutta la ricerca che ho fatto in questo periodo. Sarà una rivisitazione omaggio al genio di Chanel riletto in chiave etnica e neomoderna con attenzione allo studio sul bianco e nero, colori icona della maison di Mademoiselle».
In attesa del défilé potete seguire Mary sulla webradio 5.9 nella sua rubrica "Stile 5.9" .
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