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Quando Landi, di fatto, si era già dimesso...

Quando Landi, di fatto, si era già dimesso...

Lunedì, nel pieno della crisi, ha lasciato la Fondazione delegando al resto del consiglio la mediazione

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Dimissioni sì, dimissioni no. È stato questo il tormentone di tutta la giornata di ieri. Per qualche ora, in realtà, Andrea Landi si era autodimesso.

È successo nel pomeriggio di lunedì, alla conclusione del consiglio di indirizzo al quale, in chiusura, è mancato il numero legale. È lì che Landi, in precedenza messo in minoranza anche dal consiglio di amministrazione, è uscito di scena per qualche ora.

Fisicamente ha proprio lasciato la sede della Fondazione in balia di ciò che stava accadendo. Un gesto forte, che ha disorientato i colleghi che si sono trovati soli nel cercare la via della mediazione.

Modena non poteva permettersi la beffa oltre al danno che si stava creando in casa, cosa ammessa anche dallo stesso Landi. Non poteva permettersi la brutta figura di non arrivare ad una sintesi, di non arrivare al nome che Carimonte chiedeva per la lista di Unicredit.

Ed è lì che il consiglio si è ricompattato, tutto, senza distinzioni: tutti insieme, i fedelissimi di Landi e chi, poche ore prima aveva votato contro la proposta di Calandra.

Mancava solo Landi. Mancava Landi a trovare il nome di Cesare Bisoni. Mancava Landi addirittura a proporlo, nella tarda serata di lunedì, all’assemblea di Carimonte Holding (formata da Fondazione Bologna e Fondazione di Modena), dove è andato, su mandato del consiglio di amministrazione, il vicepresidente Massimo Giusti.

Il presidente è stato raggiunto solo telefonicamente, segno della distanza, non solo fisica, che Landi aveva voluto dare ai suoi uomini. Uno strappo nello strappo che sarà difficile da ricucire.

Questo sarà il vero problema dei prossimi giorni e delle prossime scelte. Sembra, insomma, che Landi stia giocando la sua partita, una partita personale, che va anche di là della spaccatura politica che si è venuta a creare.

I cocci si raccoglieranno per mesi, e non basterà nessuna riappacificazione strumentale o di facciata che qualcuno dà per scontata per i prossimi giorni. Cocci che dovrà raccogliere anche il futuro presidente della Fondazione, sulla cui scelta peseranno queste ore di scontro frontale di una Fondazione in balia di se stessa. Ma forse è proprio questo il problema: pensare che la Fondazione sia cosa privata. In realtà non è proprio così.

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