Simone e Rinaldi, pentiti soltanto a metà
Le loro ammissioni non sono bastate per ottenere la scarcerazione. I pm: «Possono ancora condizionare le prove»
Ammissioni sì, pentiti però ancora no. I pubblici ministeri, opponendosi alla richiesta di scarcerazione presentata da Francesco Simone (già respinta) e Nicola Verrini, evidenziano come i due arrestati abbiano ammesso parte delle responsabilità e “offerto un contributo utile e significativo quasi esclusivamente in relazione a responsabilità”. In sostanza, e il discorso vale anche per Maurizio Rinaldi, considerato insieme a Simone “regista” della vicenda, i due hanno iniziato a rispondere alle domande dei magistrati e del gip, ma soltanto se imbeccati e non per una chiara volontà di pentirsi e spiegare in dettaglio il “sistema illecito consolidato”.
Ecco allora che i pm Henry John Woodcock, Celeste Carrano e Giuseppina Loreto, nell’opporsi alla scarcerazione e anche ai possibili arresti domiciliari, sottolineano il “pericolo dell’inquinamento probatorio”. Rinaldi e Simone, in sostanza, avrebbero ancora la possibilità di condizionare la “genuina acquisizione di elementi decisivi e determinanti... la loro caratura e il loro ruolo di registi (che hanno tentato di ridimensionare in sede di interrogatorio) risulta in modo cristallino dalle numerose conversazioni captate in Cpl”.
Non risparmiano poi stoccate ai singoli protagonisti, i magistrati. Come nel caso di Simone, che ha innescato la successiva operazione dei carabinieri a Procida, ha spiegato il sistema dei capitali “in nero” di rientro dalla Tunisia ma ha anche “tentato, malamente, di minimizzare i propri addebiti, sostenendo di essersi prestato a porre in essere tali attività illecite per mantenere i suoi cinque figli”. Su Rinaldi, invece, viene censurata l’ammissione di aver organizzato, attraverso fatturazioni fittizie, il rientro dei fondi neri per fare un favore a Simone e Casari, smentito dallo stesso manager che lo indica come uno dei “promotori del sodalizio illecito”.
Di fatto i magistrati disegnano un improvvisato scaricabarile, che non li trova sensibili alle richieste di scarcerazione visto anche il fatto che le indagini - lo dimostrano le perquisizioni degli ultimi giorni - sono ancora in corso e addirittura vanno ulteriormente circoscritte. Perché tra le domande che i pm si pongono e alle quali non hanno ancora ottenuto risposta c’è la destinazione dei fondi neri, che tra l’altro non sono stati tuttora completamente quantificati.
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