Anche i fuochi traslocano da Rivara a Massa
Il presidente del Comitato Sagra, Rossi: «Costretti a fare questa scelta dopo il no al Palamagnamagna»
SAN FELICE. Non solo il ristorante, ma anche gli spettacoli e i famosi fuochi. Il Comitato Sagra di Rivara conferma così di avere deciso di trasferire armi e bagagli tutta la Sagra di Rivara a Massa Finalese, presso l’area del centro sportivo. A giustificare la storica decisione a rassicurare sulla correttezza di questa scelta, a garantire che nessuna opposizione gli è stata mossa dalla Parrocchia e dal Comune di San Felice, è il presidente del Comitato Sagra, Domenico Rossi , assieme agli altri componenti del direttivo.
«Vorrei anzitutto precisare - spiega Rossi - che il direttivo è composto non di cinque, ma di otto persone più il sottoscritto. Inoltre, ci sono 60 soci regolarmente registrati del Comitato sagra, e tanti giovani. Quanto poi alle vicissitudini che ci hanno coinvolto, posso assicurare che almeno la metà dei rivaresi la pensa come noi».
I riferimenti partono da lontano, dal clima difficile che si è progressivamente instaurato con la Parrocchia e dalla famosa sponsorizzazione accettata e poi declinata a favore dei promotori del deposito gas di Rivara. Rossi rivendica di avere negli anni passati sempre condiviso con la parrocchia la gestione della sagra, accollandosi anche costi di competenza della stessa parrocchia e che quella famosa sponsorizzazione era in reatà poca cosa. Soprattutto, i riferimenti sono alla recente decisione del Comune di San Felice, di non manifestare interesse per il famoso Palamagnamagna. Scelta che il Comitato Sagra, titolare del progetto e destinatario del relativo finanziamento, considera un grave errore.
«Il Comune di Finale ci ha attivamente aiutato, noi abbiamo dato corso ad uno sforzo aggiuntivo ed il piano di fattibilità è stato rapidamente approvato proprio in questi giorni - rivela Rossi - per cui la struttura verrà costruita nell’area del Centro sportivo, speriamo entro maggio 2016. E a Massa ci hanno accolto con entusiasmo tutti, da Ideattiva alla Parrocchia, al punto che le attività culturali proposte hanno già esaurito gli spazi disponibili. Era una opportunità per il territorio. E pensare che per farla restare a San Felice noi ci eravamo anche accollati un mutuo da 120mila euro per acquistare il terreno. C’è un milione di euro di investimento, con l’obbligo peraltro di fare lavorare aziende locali. Sì, è anche una struttura in grado di produrre 500 pasti, ma servirà nella infausta eventualità di nuove emergenze di protezione civile. Ecco perchè il Comune di Finale ha preferito la collocazione nell’ area dello stadio, che ha già ospitato le tendopoli».
Ma cosa c’entra tutto questo con la decisione di spostare la sagra di Rivara a Massa?
«Non è una vendetta. Noi siamo i titolari del progetto - spiega Rossi - e dovevamo fare attività sul luogo nel quale verrà donata e costruita la nuova struttura. Non è detto che tra alcuni anni non torneremo a Rivara...».
Alla domanda se la sagra di Rivara a Massa dovesse tenersi proprio in coincidenza dell’8 settembre, data storica della sagra a Rivara, Rossi e i suoi sono categorici: «Noi abbiamo quelle date assegnate nella programmazione, non potevamo sovrapporci ad altri. Non c’è però alcuna volontà di danneggiare Rivara, qui potranno comunque fare la loro sagra e anzi magari in tanti che cercano i nostri spettacoli e ristorazione verranno invece a Rivara, così che la parrocchia possa trarne vantaggio».
E come l’hanno presa Parrochia e Comune?: «Ho telefonato al parroco, con il sindaco ho parlato anche l’altro giorno, con grande serenità. Insomma non è vero e non ha senso che il Comune se prenda con noi».
Ma la sagra di un paese in un altro paese?
«Noi siamo titolari di un marchio, peraltro con bilanci e tassazioni in regola, lavoriamo da anni, facendo anche i corsi, superando poi tante insinuazioni e cattiverie contro di noi. Siamo come un’azienda, per intenderci, ma lo facciamo per passione e volontariato, e non è che questa scelta non ci abbia pesato, ma siamo stati messi nelle condizioni di farlo». (a.setti)
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