“Caspita”, che bravi quei ragazzi
A Guiglia grazie a Reflex diciotto disabili sono perfettamente inseriti in un laboratorio produttivo
GUIGLIA. Nel lavoro hanno trovato una vera e propria forma di realizzazione personale, a scapito dei cliché e dei luoghi comuni. Sono i 18 ragazzi disabili del laboratorio “Caspita” dell'Asp Gasparini di Vignola, che in questi giorni festeggiano i due anni di inserimento all'interno della Reflex, multinazionale specializzata nei componenti automotive con sedi in tutto il mondo, dalla Gran Bretagna a Stati Uniti, Brasile, Giappone, Cina e India, ma che ha a Guiglia il suo quartier generale. Qui, nell'ambito della responsabilità sociale d'impresa, hanno dato vita a un vero e proprio reparto produttivo occupandosi di segnaletica per la sicurezza da apporre sui veicoli pesanti. Sono stati appositamente formati e oggi vengono riconosciuti in azienda solo per il loro lavoro, senza alcuna forma di contributi o assistenzialismo, rappresentando una forma innovativa di partnership tra pubblico e privato. «È un progetto partito nel maggio 2013 – ricorda l'amministratore unico dell'Asp Marco Franchini, in ditta insieme a loro – grazie anche all'impegno di Alida Quattrini che ci ha messo in contatto con la Reflex, e ci siamo trovati subito in sintonia». «Rifiutavo di pensare che non fossero in grado di fare cose di qualità», sottolinea Renzo Gibellini, Ceo e fondatore della Reflex. «Si è iniziato un percorso, hanno acquisito esperienza e il risultato è arrivato senza alcun pietismo: oggi i pannelli prodotti da loro viaggiano in tutto il mondo e vengono qui ministri a certificarne la qualità. Il team di Caspita è diventato a tutti gli effetti parte di noi e partecipa anche agli eventi dell'azienda». «Abbiamo iniziato con una lavorazione semplice – spiega Patrizia Amidei, responsabile del laboratorio – si sono esercitati con fatica e ora riescono a farne 5-6, anche complesse. Per noi è una grandissima soddisfazione: la collaborazione tra pubblico e privato può davvero condurre all'eccellenza». E loro testimoniano tutto l'impegno: «Mi piace moltissimo quello che faccio», garantisce Marzia. «Io so che devo fare l'assemblaggio nel migliore dei modi – precisa Fabio – sennò tutta la produzione ne risente». «Bisogna stare lì con la testa, con la massima concentrazione», avverte Andrea. «Siamo orgogliosi di quello che facciamo – osserva Magdalena – e di essere anche noi una piccola parte del successo del gruppo». «È bellissimo sapere che questi pannelli gireranno tutto il mondo», ribadisce Samuel. «Non possiamo più pensare di sostenere servizi come i nostri con la vecchia logica dell'assistenzialismo – chiosa Franchini – perché l'assistenzialismo è l'eutanasia del servizio».
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