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L’inchiesta sulla Cpl passa a Modena

L’inchiesta sulla Cpl passa a Modena

I giudici di Napoli che avevano indirizzato gli atti alla Direzione antimafia di Bologna si correggono: “Errore materiale”

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CONCODIA. La competenza territoriale dell’inchiesta sugli appalti Cpl Concordia è della Procura di Modena e non della Direzione distrettuale antimafia di Bologna.

Lo ha chiarito il Tribunale del Riesame di Napoli che, nel confermare la custodia cautelare in carcere per Verrini e Rinaldi, aveva disposto la trasmissione degli atti alla Dda del capoluogo Bologna. Ieri il tribunale di Napoli ha precisato che si è trattato di “un mero errore” sanato con un nuovo provvedimento con cui si sottolinea che la competenza appartiene a Modena.

Un pasticcio che ha lasciato tutti esterrefatti, rivoluzionando i commenti in punta di diritto che ormai da un giorno si andavano facendo e scatenando nuove illazioni sui prossimi sviluppi dell’inchiesta.

Togliere l’inchiesta sulla Cpl alla Procura di Napoli e ai suoi incalzanti carabinieri del Noe, e farla arrivare in Emilia, a Bologna o a Modena, su un terreno che resta minato ma che potrebbe rimescolare i termini di una partita finora persa, era comunque la nuova strategia dei difensori degli arrestati.

Strategia rivelatasi vincente alla luce del provvedimento adottato dal Tribunale del Riesame di Napoli, dopo due giorni di riflessione.

Quando nella provvedimento di martedì era stato scritto Bologna, era stato sottolineato che nel capo di imputazione finora elaborato sono contestati anche reati, o meglio aggravanti ai reati (parliamo di riciclaggio e di estensione transnazionale) che sono di competenza della Direzione Distrettuale Antimafia.

Quindi, ritenuto che il giudice naturale di Casari e soci fosse quello di Modena (perchè l’associazione a delinquere che tiene insieme tutti i reati contestati sarebbe nata e si sarebbe articolata a Concordia) tutto doveva passare da Modena alla competenza della più vicina Dda, quindi a Bologna.

Su questa linea che ieri in tribunale a Napoli si sono schierati anche gli avvocati difensori di Nicola Verrini, il prof Massimo Jasonni e il figlio e collega Michele Jasonni. Hanno dapprima chiesto la liberazione di Verrini, ma hanno soprattutto illustrato la memoria che avevano scritto sulla competenza territoriale da radicare in Emilia, mentre i due pm presenti si sono molto concentrati sulla permanenza delle esigenze cautelari. In attesa della formalizzazione della nuova decisione su Verrini, è chiaro che l’inchiesta diventa... cosa nostra. A meno che i pm di Napoli riescano a dimostrare che i reati di corruzione di sindaci e amministratori siano avulsi ad esempio da quello dei fondi neri fatti arrivare dalla Tunisia con il famoso giro di fatture per consulenze false a Francesco Simone. In modo da trattenere a Napoli almeno le inchieste su Ischia e Procida, oltre alla metanizzazione dei Comuni controllati dal clan dei Casalesi, reato quest’ultimo che più consensualmente potrebbe essere assorbito da una Dda (ma per logica a Napoli, piuttosto che a Bologna).

Di più. Le altre ramificazioni dell’inchiesta erano già in viaggio da Napoli verso le altre procure italiane, come quelle della Puglia. Chissà se ora tutti i relativi tribunali decideranno inversioni ad U dei rispettivi fascicoli, con destinazione Modena. E chissà se a Modena, anche solo per tutte le sue criticità di organico, fatte le debite riflessioni, il procuratore Lucia Musti e i suoi collaboratori accetteranno la competenza di questa mole immensa di lavoro, altrimenti dovrà pronunciarsi la Corte di Cassazione. Ovvio che in questo bailamme si rinnovano eccome le speranze degli arrestati, che anche da detenuti tornerebbero al Nord.

Alberto Setti

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