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Rinaldi: «So di aver fatto una cosa illecita»

Rinaldi: «So di aver fatto una cosa illecita»

Il manager si dimette da Cpl Distribuzione e spiega di aver creato fondi neri per esigenze dell’azienda

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Maurizio Rinaldi, considerato insieme a Francesco Simone “regista” della creazione dei fondi neri nella triangolazione con la Tunisia, ammette davanti al giudice per le indagini preliminari il proprio coinvolgimento. Ma quelle ammissioni non sono bastate per ottenere la scarcerazione, anzi alla luce del verbale dell’interrogatorio di garanzia i magistrati hanno ipotizzato la non completa volontà di pentirsi. Rinaldi, stando a quanto confessato da Simone, avrebbe ricevuto soldi in contanti durante una gara, eppure rigetta ogni responsabilità sulla gestione dei fondi tornati in Italia. «Io non lo so come seguiva il percorso questo denaro - dice di fronte al gip Amalia Primavera e ai pubblici ministero Henry John Woodcock, Celeste Carrano e Giuseppina Loreto - Non lo so anche perché io non avevo incarichi in Cpl (dal 2011 Rinaldi è in pensione, ndr)». Ma è la giustificazione che lascia sorpresi gli investigatori.

«Mi sono solo tra virgolette prestato a questa diciamo così operazione che era di interesse dell’azienda». Woodcock prova a chiedergli se quella liquidità allora potesse servire a Casari, ma Rinaldi non ammette nulla di particolare mentre parla invece del contratto di consulenza che l’ufficio legale di Cpl ha redatto a favore di Simone. «Non lo so a cosa serviva, se serviva a Casari. Serviva all’azienda, certamente. Perché altrimenti che senso aveva farlo ritornare».

È di fatto questa la linea difensiva dell’ex direttore amministrativo finanziario: i soldi servivano alla Cpl, per quali scopi non lo sa, neppure se fossero stati necessari a “finanziarie la politica o iniziative”.

Rinaldi è comunque scosso, lui che non ha mai subìto procedimenti penali e non ha alcuna condanna. Woodcock gli dice anche che comprende il suo stato d’animo quando parlano di fondi neri. Ma a quell’accusa il manager sembra spaurito, prova a difendersi come si fa nel calcio, invocando l’impunità davanti all’arbitro per il primo fallo, seppur durissimo. «Che fosse illecita è chiaro - dice a proposito della liquidità creata in Tunisia con le fatturazioni emesse da Tunita a favore di Cpl - Facendo rientrare liquidità in Italia è chiaro che era una operazione illecita. Non ho mai fatto in tutta la mia vita delle cose illecite, purtroppo questa volta per esigenze così...».

Infine, conversando sul proprio ruolo nella galassia Cpl, Rinaldi puntualizza due aspetti formali. In primis si è dimesso nel gennaio 2015 dal comitato di vigilanza di Cpl - quello che aveva bacchettato i vertici della cooperativa per cambiare le strategie decisionali su contributo economici e scelta dei consulenti - ma soprattutto, con una missiva firmata poco prima di presentarsi all’interrogatorio, ha rassegnato le dimissioni da amministratore anche da Cpl Distribuzione, società controllata dalla casa madre ma giuridicamente autonoma e che si occupa della concessioni di gas un po’ in tutta Italia.

Francesco Dondi

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