«Se domina l’impunità, il crimine vince»
Gli agenti lanciano un appello al parlamento e al governo: «Giustizia e carcere devono andare di pari passo o sarà la fine»
«Se la sicurezza, la giustizia e il carcere non vanno di pari passo, il treno deraglia». Felice Romano, segretario generale nazionale del Siulp, ha chiesto al governo pene certe (e non solo) nell’assemblea del sindacato unitario della polizia. «A distanza di vent’anni - ha esordito il segretario generale provinciale, Bruno Fontana - il problema della sicurezza a Modena è diventato più pesante, più grave. Possiamo anche riunire i comitati tutti i giorni, raddoppiare le macchine, ma è tutto vanificato dal fatto che chi compie il reato non va in carcere». Per Romano l’intervento legislativo è necessario, ma non sufficiente. «Occorre che la pena sia immediata e certa - ha ripreso l’ex segretario provinciale di Modena - ma servono anche interventi sul sistema carcerario, senza seguire l’emotività del momento. I “cancelli girevoli” della Cancellieri o la depenalizzazione appena fatta di alcuni reati sul profilo della percezione del cittadino non dà buon impatto».
Non lo ha di certo per gli agenti. «Gli arresti sono difficili - ha aggiunto Fontana - serve collaborazione in tempi utili. A Modena ne prendiamo tanti, ma li vediamo andare via il giorno stesso o il giorno dopo l’atto. Ciò crea dispiacere e demotivazione e può portare il desiderio di farsi giustizia da soli tra i cittadini».
Una situazione che non piace neanche ai magistrati. «Nel 2014 in Italia ci sono state 250mila denunce per furti negli appartamenti - ha spiegato Domenico Truppa, giudice del Tribunale di Modena - ma solo 3.600 ordinanze di custodia cautelare». Il togato ha ricondotto il quadro attuale a due misure: i pacchetti sicurezza e gli interventi “slegati” degli ultimi due anni. I primi hanno portato a sanzioni più severe, almeno sulla carta. «La vera pena è quella irrogata dal giudice - ha ribadito Truppa - per esempio dare dai tre ai dieci anni per il furto pluriaggravato in teoria è una bella pena. Poi però, se ci sono le attenuanti generiche, si arriva al furto semplice e si torna ai sei mesi». Più critico sui secondi, che hanno causato «una falla di sistema: non valgono la custodia cautelare in carcere e i domiciliari se la pena non è almeno di 4 anni. A esempio, per il tentato furto con un’aggravante non si va in carcere se la pena è ridotta da 6 a 4 anni».
«L’80% o 90% dei casi che seguiamo riguarda persone che vivono ai margini - ha rimarcato il giudice - chi cede mezzo grammo di hascisc, chi ruba cento grammi di parmigiano. Così non incidiamo sulle questioni della sicurezza».
Nonostante ciò, l’impegno deve andare avanti. «Numeri dei reati e denunce non bastano - ha detto Fulvio Della Rocca, vicecapo della polizia di Stato - stiamo costruendo un sistema per lavorare zona per zona, in modo da intervenire in modo più chirurgico. Il coordinamento tra forze dell’ordine funziona molto molto bene, anche se non è ancora ottimo: bisogna evitare sovrapposizioni per dare risposte più efficaci ed efficienti. A Modena si sentono grida di dolore di chi è consapevole dei propri diritti e adempie pienamente ai propri doveri. Su Modena stiamo compiendo un grande lavoro, a esempio con il servizio investigativo per controllare gli appalti nell’area del terremoto». Stabilito che per la Diaz «sono stati fatti errori», Romano ha concluso che serve evitare generalizzazioni in vista dell’Expo per evitare di «delegittimare il lavoro di servitrici e servitori dello Stato che per 1.300 euro al mese sono sempre lì, rischiando la vita».
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