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Villa Fiorita è inquinata L’Ausl: «Aprite le finestre»

di Giovanni Gualmini
Villa Fiorita è inquinata L’Ausl: «Aprite le finestre»

In uffici e ambulatori da oltre un anno si respira formaldeide cancerogena I dipendenti non vengono spostati e ricevono un consiglio: «Arieggiate gli uffici»

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L'Ausl per oltre un anno ha permesso che i propri dipendenti e medici, lavorassero ogni giorno in un ambiente malsano, impregnato di formaldeide, una sostanza irritante e cancerogena per le vie respiratorie. Per tutto questo tempo, pur conoscendo il rischio, ha rimandato la decisione più logica - fuori tutti - intervenendo con piccole ristrutturazioni, inutili per risolvere il problema, e ripetendo analisi su analisi. Accertamenti che, ovviamente, hanno sempre dato lo stesso risultato: inquinamento degli ambienti.

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Quella di Villa Fiorita, ex clinica privata diventata sede del Distretto Sanitario, è una storia di veleni e azzardi. A partire dall’appalto assegnato nel 2011 con il metodo del massimo ribasso. Nelle gare l'allarme rosso dovrebbe scattare con un ribasso superiore al 20%, limite oltre il quale è lecito dubitare della qualità dei lavori: il Consorzio Rfm di Firenze si aggiudicò il cantiere con uno sconto del 49,086%. Ai piani alti dell'Ausl magari hanno brindato, ma oggi l'azienda - cioè la collettività - deve pagare il conto. Che è economico, visto che la ristrutturazione va rifatta, ma non solo. Già cinque lavoratori del Distretto Sanitario si sono rivolti all'Inail per vedersi riconosciuta una malattia professionale, dovuta alla permanenza in locali inquinati. Altri dipendenti stanno organizzandosi per una causa di risarcimento danni.

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E non è tutto: i sindacati, con la Cgil in prima linea, affilano le armi per azioni di protesta, perché anche la nuova direzione aziendale pare aver scelto una soluzione difficile da accettare. Ancora una volta, non il "fuori tutti", ma la bonifica a capitoli, un pezzetto per volta, un ufficio dietro l'altro. E i dipendenti? Dentro Villa Fiorita, "migranti" da una stanza all'altra respirando formaldeide e altri "composti organici volatili". Non c'è da stupirsi. Villa Fiorita è tutto un paradosso: una "casa della salute" che mette in pericolo la salute di chi ci sta dentro, l'istituzione che deve tutelare la salute pubblica che non sa proteggere i propri dipendenti. Tra i servizi di Villa Fiorita, ci sono anche quelli per l'infanzia: i bambini non possono più entrare in quegli ambienti, ma i dipendenti sono costretti a restarci.

Liberare Villa Fiorita, trasferire tutti i servizi altrove in attesa di una seconda e "sana" ristrutturazione, pare sia impossibile. Mancherebbero soldi e spazi adeguati. Per la Cgil, che più volte ha sollevato il problema ricevendo poche risposte soddisfacenti, mancherebbe anche la volontà politica. Per questo, il sindacato vorrebbe chiedere un intervento dei sindaci del distretto. Sono loro primi i responsabili della salute pubblica. E che la salute pubblica, quella di dipendenti e frequentatori di Villa Fiorita, sia a rischio, non ci sono molti dubbi. Nel documento conclusivo delle analisi compiute nel febbraio del 2014, si legge: «La maggior parte dei composti citati non dovrebbero essere presenti in aria indoor in quanto determinano condizioni ambientali insalubri, a causa della presenza di alcune sostanze particolarmente pericolose». A quelle analisi ne sono seguite altre, sempre con lo stesso esito: sostanze velenose rilasciate dai materiali (plastiche e colle) usati nella ristrutturazione super-scontata.

A Villa Fiorita, ironia della sorte, ha sede il Servizio di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro, il primo a essere messo "sotto osservazione" per l'aria irrespirabile. Ma non c'è limite all'ironia, tanto che a Villa Fiorita a volte suona come una presa in giro.

Di fronte ai dipendenti che lamentavano mal di testa, lacrimazione, irritazione alla gola, la Sorveglianza Sanitaria Aziendale ha rilasciato decine di certificati-fotocopia in cui c'è una prescrizione che sembra uscita da un film di Totò. Gli esperti dovevano certificare la "idoneità all'esposizione ai fattori di rischio". Cioè: i dipendenti possono vivere in un’aria alla formaldeide? La risposta dell'Ausl è stata questa: «Idoneo con le seguenti limitazioni: in attesa di provvedimenti collettivi si prescrive l'interruzione dell'attività per venti minuti ogni due ore per permettere l'arieggiamento o il ricambio di aria nell'ufficio. Durante l'arieggiamento l'operatore non deve stazionare nell'ufficio. Quanto sopra fino all'eventuale cambio di sede o bonifica degli ambienti. Il vincolo è ... subordinato alle azioni di miglioramento dell'inquinamento derivante dal traffico veicolare sul cortile su cui affacciano le finestre".

Tradotto: visto che respirate veleni sette ore al giorno, ogni tanto aprite le finestre, sia d'estate che d'inverno. Ma "mamma Ausl" raccomanda di non respirare a pieni polmoni, perché fuori c'è smog.

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