Avrà un figlio dal compagno deceduto
Grazie ai legali modenesi via libera del tribunale all’impianto di un embrione fecondato e congelato
Una sentenza del tribunale di Reggio ha autorizzato una donna di 35 anni, in soli due mesi, all'impianto di un embrione congelato dopo essere stato fecondato dal compagno, in seguito stroncato a 48 anni da un tumore ai polmoni. È il secondo caso in Italia, dopo una prima sentenza a Bologna, con la quale però l'autorizzazione all'impianto di embrioni congelati 19 anni prima è arrivata dopo 4 anni.
«Nell'ipotesi di embrioni crioconservati - si legge nella sentenza - ottenuti con consenso di entrambi i componenti della coppia, di cui uno successivamente sia deceduto, gli articoli non costituiscono limite alla esplicazione del diritto della donna ad ottenere il trasferimento degli embrioni».
Le avvocatesse modenesi Antonella Orlandi e Giovanna Zanolini, con un provvedimento d'urgenza legato “all'orologio biologico” della donna, hanno ottenuto l'ok dal tribunale in due mesi.
La futura mamma ha già chiamato i medici e fissato per lo “scongelamento” dell'embrione a maggio. Lei lo considera un puro atto d’amore che prende la vita oltre la morte del suo amato. Aveva conosciuto il compagno nel 2002. Avevano cercato di avere un figlio, ma non arrivava. Così nel 2010 si sono rivolti all'équipe dell'ospedale del Santa Maria Nuova di Reggio e hanno iniziato l'iter della procreazione assistita.
Nell'inverno 2014 lui viene a sapere che, a soli 34 anni, ha il cancro ai polmoni, purtroppo in fase terminale. Muore in agosto. Subito dopo lei ha chiesto di poter iniziare subito l'iter, ma le è stato detto che era necessario il consenso di entrambi i genitori. Sono stati i medici stessi a consigliarle di rivolgermi ad un legale. «Vista la delicata situazione - spiegano le avvocatesse Orlandi e Zanolini - temevano tempi lunghi, soprattutto perché si tratta di un tema dibattuto da anni, ma abbiamo lottato insieme e ce l'abbiamo fatta, anche perché il giudice ha valutato il lato umano della vicenda».
«È stata soprattutto la preparazione giuridica e la professionalità del giudice reggiano che ha seguito questa vicenda a permettere che si concludesse per il meglio in soli due mesi - spiega l’avvocato Orlandi - e ha persino fatto accurate verifiche ascoltando gli interessati. È un aspetto innovativo perché nel caso di Reggio, a differenza di quello bolognese, i tempi stretti sono stati rispettati».
Ora la donna è stata convocata in ospedale per fissare le tappe dell’operazione che porterà a impiantare l’embrione fecondato dal suo amato sul suo utero e poter dare alla luce un figlio. Anche se l’utero è fecondato, la gestazione , di fatto, sarà sempre lunga circa nove mesi.
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