Il timone ai giovani: «Il passato rivive con la tecnologia»
Alla guida del comitato scientifico il 24enne Fabio Manfredi I turisti possono interagire con gli allestimenti della mostra
MONTEFIORINO. È destinato a diventare un fiore all’occhiello del territorio, altamente suggestivo nel suo percorso fin dai primi metri. C’era tanta emozione ieri al varo del “Museo della Repubblica di Montefiorino e della Resistenza italiana”. Il fatidico taglio del nastro è arrivato a mezzogiorno, preceduto nel cortile della Rocca da saluti che hanno sottolineato l’importanza del passo tanto atteso, arrivato in ritardo rispetto alle previsioni (si parlava di un fine lavori per settembre) ma denso di auspici per l’avvenire.
«È importante essere arrivati al risultato per il 25 aprile e in occasione del 70° – ha osservato il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena Andrea Landi – è un progetto che guarda alla storia ma anche al futuro, rivolgendosi in modo particolare ai giovani, per farne i nuovi protagonisti di una stagione di difesa dei diritti di libertà e democrazia».
«È una giornata splendida per noi – ha esordito il vicesindaco Maurizio Paladini, che ha seguito il progetto passo dopo passo – dicevano che sarebbe venuto a piovere, e invece no. Del resto, non poteva mancare il sole in una mattinata del genere. Il Museo guarda al futuro, con le sue nove aule didattiche in cui c’è largo impiego di multimedialità e rimane aperto al contributo di tutti: le esposizioni potranno essere incrementate in ogni momento, nell’ottica di spazi realmente condivisi. C’è voluto più tempo del previsto, una spesa di 300mila euro e mille difficoltà da superare, ma sono grato a chi ci ha sempre creduto, portandoci a questi ambienti magnifici che consegniamo ai giovani».
È giovane, infatti, il timoniere, il 24enne Fabio Emiliano Manfredi (figlio dello storico e scrittore Valerio Massimo) alla guida del Comitato scientifico regista dell’opera, ma sono giovani anche i componenti dell’associazione “Rocks” (dai 16 ai 38 anni) che ne avranno materialmente la gestione.
«Ho cercato di onorare al meglio l’incarico che mi è stato dato – ha rimarcato Fabio Manfredi – mantenendo sempre fermo l’obiettivo di una ricostruzione scientifica dei fatti, scevra da qualsiasi lettura politica. Ci sono voluti due anni, ma mi sembra che abbiamo realizzato un Museo davvero bellissimo, che sarà di supporto nell’insegnare la storia del Novecento ai ragazzi».
«Sono installazioni complesse e ricche di contenuti – ha precisato l’architetto Fabrizio Gruppini – vi raccomando tempo quando andrete a visitarle, perché c’è molto da scoprire».
I dettagli sono tantissimi, e permettono di immergersi nell’atmosfera dell’epoca, grazie anche ai filmati messi a disposizione dall’Istituto Luce. Affascinanti le mappe multimediali con mouse che ripercorrono sul terreno le varie fasi della guerra, con anche la possibilità di ascoltare i canti degli alpini durante la ritirata di Russia.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
